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2008
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25 dicembre
Le ceneri di Fulvio Abbate.
Lo scrittore e noto polemista Fulvio Abbate, in qualità di fantasma o postumo di se stesso, mostra dagli schermi del suo blogTube dissidente, Teledurruti, l'urna contenente le sue ceneri materiali, speditagli il giorno del Santo Natale dal nostro segretario nazionale Mauro Biuzzi a nome del PdA, quale attestato straordinario e premio per la sua recente ed eroica resistenza al regime mediatico bipolare italiano (nel suo caso, al polo sinistro).

- altri materiali nella nuova sezione Premio Le Ceneri del sito dell'Associazione Moana Pozzi

 


 

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dicembre
Genova per noi, che stiamo in fondo alla campagna...
Pubblichiamo, con senso di gratitudine per la Genova di Moana (che è anche quella del nuovo Teatro Carlo Felice di Aldo Rossi, ultimo grande architetto comunista ed italiano) ma anche per tutta la sottovalutata provincia italiana, un articolo del "Corriere Mercantile" di Genova sulla miniserie su Moana prodotta da Sky Cinema, con un'intervento del nostro segretario Mauro Biuzzi, articolo che finalmente ci fa onore (un "ci" inteso nel modo più allargato possibile), migliore augurio dopo tempi di disonore che ci auguriamo conclusi (se non altro in provincia...).

- leggi l'intervista al "Corriere Mercantile" di Genova (pdf - 150 KB)

 

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22 agosto
Le fiction tv sono politicamente corrette o politicamente corrotte?


Questo dato nel titolo sembra ormai confermato, definitivamente, dalla fiction tv dal titolo "Dalida" riandata in onda un paio di sere fa su Canale 5. Alla fine della prima parte, quando la bella Ferilli si getta sul cadavere di Luigi Tenco e solleva un foglio di carta trovato in terra, abbiamo trattenuto il respiro mentre cominciava a leggere il testo. Ma l'apnea è durata poco perché la lettura è prontamente sfumata dopo la prima riga.

Ma si, sarebbe stato di pessimo gusto dar conto allo spettatore dell'unico breve testo documentario nel mare di fantasiose parole della corposa sceneggiatura biografica. Poco importa se in quel testo c'è la chiave per capire tutta la successiva teoria di suicidi, ben tre, degli uomini di Dalida e della cantante stessa.

Si dirà: ma all'AMP che gliene frega di Tenco e Dalida? Diciamo che ce ne frega parecchio di come in genere vengano ignorati dalle produzioni dei mass-media quei documenti storico-biografici che contribuirebbero a dare, di certi personaggi pubblici "scomodi" come Tenco o Moana, un'immagine diversa da quella più edulcorata che si ritiene più consona ad un pubblico che più che Sovrano viene ancora considerato Coglione.

Perciò ci è saltata alle orecchie quella stonatura ovvero sfumatura della lettura del testo del biglietto lasciato da Tenco a motivo del suo suicidio, che quindi, con la solita nostra scorrettezza politica, ripubblichiamo qui di seguito integralmente per i nostri visitatori, che non abbiamo mai trattato da coglioni:

"Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda ‘Io, tu e le rose' in finale e una commissione che seleziona ‘La Rivoluzione'. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi".

Il cantautore genovese si tolse la vita nella notte del 27 gennaio 1967 nella stanza 219 dell'Hotel Savoy di Sanremo. La sera precedente, aveva cantato sul palco del Festival "Ciao, amore ciao", abbinato con Dalida, che si toglierà a sua volta la vita alcuni anni dopo.

 

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29 maggio
Precisazione: nessun caso Ronchi/Moana, almeno per noi.

Sul sito de la Repubblica.it, sezione Tv, oggi si può leggere (a commento di un nostro video contenuto nell'Archivo storico delle Elezioni Amministrative del 1993, nel quale Moana svolge la sua prima tribuna elettorale "indipendente" dalla lobby della pornografia), il seguente commento:

Quando il ministro intervistò Moana
Nel giorno delle polemiche con Fini, in rete spunta l'intervista dell'allora giornalista Ronchi alla pornostar candidata nel Partito dell'Amore.

Basterà andare su YouTube, per verificare che il video in questione è stato da noi caricato nell'account del PdA ben nove mesi fa, quando Andrea Ronchi non era ancora ministro del governo Berlusconi: quindi era veramente l'ultima delle nostre intenzioni, nel pubblicare quel video, che se ne facesse un uso da gossippari di sinistra nei confronti del Ministro Andrea Ronchi (lo affermiamo lealmente nonostante, anzi, proprio in ragione, del fatto che siamo stati in campagna elettorale tra i maggiori sostenitori dell'astensionismo verbalizzato e critici della legge elettorale truffa detta porcellum che ha consentito che egli ricopra quella carica nell'attuale governo anche grazie ai meccanismi bipolari di redistribuzione del voto che non abbiamo esitato a definire, quelli sì, pornocratici, come si può ancora leggere più in basso, in questa stessa pagina del sito).

Detto accostamento in puro stile goliardico, peraltro, facendo bassa leva sull'equazione razzista
ex-fascista/ex-pornostar, ottiene anche di gettare discredito sull'attività politica di Moana e del Partito dell'Amore, come il registro vanzinaro prontamente raccolto negli "Echi della stampa" provocati dalla notizia scaduta purtroppo stanno lì a dimostrare:

- il Giornale.it : "Ronchi d’antan tra baffi e Moana. Cravatta regimental gialla e nera che fa tanto ape Maia, piglio deciso e baffetto alla John Holmes; forte di questi attributi Andrea Ronchi affrontava Moana Pozzi in una puntata di «Tribuna elettorale» del 1993 rilanciata su Youtube. L’attuale ministro delle Politiche Comunitarie moderava un dibattito per Teleregione e la pornodiva più amata degli italiani era la candidata alle amministrative romane per il Partito dell’Amore. Un Ronchi tetragono al fascino e alla succulenta scollatura della Pozzi conduce con piglio severo e incalza l’attrice: «Lei è un personaggio discusso». «Io sono cristiana». La tensione sale, il baffetto si arriccia, Ronchi non barcolla, la Pozzi chiude suadente: «Parlerò alla gente». Parole sante. Almeno quelle... (Redazionale)";

- Polis Blog.it : "Altri tempi: pochi lo ricordano, ma Andrea Ronchi una volta faceva il giornalista, ed intervistava anche Moana Pozzi, era la golden age del Partito dell’Amore. Altri tempi…"

E via disinformando, tra nostalgia e pruderie.

Sembra proprio che non si riesca a fare a meno del Trash in una Seconda Repubblica che pensa di passare alla Storia patria con la Monnezza nazionale, nemmeno ci trovassimo nella "fase della Peste" di chissà quale Controriformismo della Borghesia massmediatica e mondialista (della lunga serie di tele-bufale catastrofiste post-AIDS).

      per il Comitato direttivo - Mauro Biuzzi, segretario nazionale


- vedi il "video dello scandalo" con Moana intervistata dal futuro ministro Andrea Ronchi (anche nella sezione Mediateca):

11/1993: Moana imposta in modo nuovo la sua candidatura a Sindaco di Roma, ovvero sulla sua capacità di rappresentare da cittadino tutti i cittadini romani. Liberandosi dal sospetto di rappresentare interessi lobbistici, quelli legati alla sua professione di pornostar, valuta ora quel suo precedente significativo dal punto di vista antropologico ma non dal punto di vista politico, in relazione al nuovo messaggio che Moana vuole sia dato a questo suo secondo tentativo di esperienza politica.

Nuovi amministratori per una nuova città - Teleregione - con Andrea Ronchi (3.16)



 

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1° maggio - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, VI°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)



La Repubblica lapidata sul lavoro, pure ovvero Anatema dell'Estremo Centro.

- vedi il nostro d'apres "Il Quarto Stato" di G. Pellizza da Volpedo (1901), "Calamita Cosmica" di G. De Dominicis (1988) e foto di M. Biuzzi (2005).

ut pictura poesis (gli operai non piansero davanti ai capolavori e la forza-lavoro si fonda sulla morte):

[...]
non vi si riempirono gli occhi di lacrime
contro un Battistero con caporioni e garzoni
intenti di stagione in stagione
né lacrime aveste per un'ottava del Cinquecento
né lacrime (intellettuali, dovute alla pura ragione)
non conosceste o non riconosceste i tabernacoli degli antenati
né le sedi dei padri padroni dipinte da
- e tutte le altre sublimi cose
non vi farà trasalire (con quelle lacrime brucianti)
il verso di un anonimo poeta simbolista morto nel
la lotta di classe vi cullò e vi impedì di piangere:
irrigiditi contro tutto ciò che non sapesse di buoni sentimenti
e di aggressività disperata
passaste una giovinezza
e, se eravate intellettuali,
non voleste dunque esserlo fino in fondo,
mentre questo era poi fra i tanti il vostro vero dovere,
e perché compiste questo tradimento?
per amore dell'operaio: ma nessuno chiede a un operaio
di non essere operaio fino in fondo
gli operai non piansero davanti ai capolavori

ma non perpetrarono tradimenti che portano al ricatto
e quindi all'infelicità
oh sfortunata generazione
piangerai, ma di lacrime senza vita
perché forse non saprai neanche riandare
a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto;
povera generazione calvinista come alle origini della borghesia
fanciullescamente pragmatica, puerilmente attiva
tu hai cercato salvezza nell'organizzazione
(che non può altro produrre che altra organizzazione)
e hai passato i giorni della gioventù
parlando il linguaggio della democrazia burocratica
non uscendo mai dalla ripetizione delle formule,
chè organizzar significar per verba non si poria,
ma per formule sì,
ti troverai a usare l'autorità paterna in balia del potere
imparlabile che ti ha voluta contro il potere,
generazione sfortunata!
Io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore
dove vorticava un'idea confusa, un'assoluta certezza,
una presunzione di eroi destinati a non morire -
oh ragazzi sfortunati, che avete visto a portata di mano
una meravigliosa vittoria che non esisteva!


(P. P. Pasolini, La poesia della tradizione, in Trasumanar e organizzar, 1976)


La forza-lavoro si fonda sulla morte.
Bisogna che un uomo muoia per diventare forza-lavoro. E' questa morte che egli monetizza nel salario.
[...]
Il lavoro è una morte lenta. La s'intende generalmente nel senso dell'estenuazione fisica. Ma bisogna intenderla altrimenti: il lavoro non si oppone , come una specie di morte, alla "realizzazione della vita" - questa è la concezione idealistica - il lavoro si oppone come una morte lenta alla morte violenta. Questa è la realtà simbolica. Il lavoro si oppone come morte differita alla morte immediata del sacrificio. Contro qualsiasi concezione pietosa e "rivoluzionaria" del tipo "il lavoro (o la cultura) è l'opposto della vita", si deve sostenere che la sola alternativa al lavoro non è il tempo libero o il non-lavoro: è il sacrificio.
[...]
Il lavoro s'ispira quindi ovunque alla morte differita. Esso è una morte differita. Lenta o violenta, immediata o differita, la scansione della morte è decisiva: è essa che distingue radicalmente i due tipi d'organizzazione: quella dell'economia, quella del sacrificio. Noi viviamo irreversibilmente nella prima, che non ha cessato di radicarsi nella "differenza" della morte.
Il copione non è mai cambiato. Colui che lavora resta colui che non è stato messo a morte, al quale è stato rifiutato questo onore. E il lavoro è in primo luogo il segno di questa abiezione di non essere giudicato degno che della vita. Il capitale sfrutta a morte i lavoratori? Paradossalmente, la cosa peggiore che infligge loro è di rifiutare loro la morte. E' differendo la loro morte che li rende schiavi, e li vota all'abiezione indefinita della vita nel lavoro.
[...]
Al giorno d'oggi, il salario non è più strappato. Vi si dona il salario così, non in cambio del lavoro, ma affinché voi lo spendiate, il che è un altro tipo di lavoro. E il prenditore di salario si trova a riprodurre nel consumo, nell'uso degli oggetti, esattamente lo stesso rapporto simbolico di morte lenta che egli subisce nel lavoro.
L'utente vive esattamente della stessa morte differita dell'oggetto (egli non lo sacrifica, lo "usa", ne "usa" funzionalmente) di quella del lavoratore nel capitale.
[...]
Nessuno accetta mai in fondo questa gratificazione, ricambia come può (*), ma il potere dona sempre di più, per meglio asservire, e la società, o gli individui, possono giungere fino alla propria distruzione per mettervi fine.
E' la sola arma assoluta, e la sua semplice minaccia collettiva può far crollare il potere. Davanti a questo solo "ricatto" simbolico (barricate del '68, presa di ostaggi) il potere si disunisce: dato che vive della mia morte lenta, gli oppongo la mia morte violenta. Ed è perché viviamo della morte lenta che sognamo la morte violenta.
Questo stesso sogno è insopportabile al potere.

(*) E' questo lo scambio simbolico. Contro tutta l'ideologia del dono, ideologia umanistica, libertaria o cristiana, bisogna sottolineare: il dono è la fonte e l'essenza stessa del potere. Solo il contro-dono abolisce il potere - reversibilità dello scambio simbolico.

( J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, 1976)


Audio: elaborazione dal jingle "Hei ho, hei ho, andiamo a lavorar!" dal film "Biancaneve e i sette nani", Walt Disney Production, 1938.

 

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27 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, VII°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)




- La Repubblica del Capitale

ovvero, gli Allemanni e i Rutelli sotto le pendici del Campidoglio (lo sbarramento al 100% e all'Estremo Centro).

- vedi il nostro d'aprés del manifesto del PdA per le Elezioni Amministrative di Roma, 1993.


- ut pictura poesis:

[...]
Ella oppone monumento a monumento,
una sconsolata, consolante retorica dell'essere.
[...]
Ella oppone un'altra vita contadina
che conobbe grandiosi vasi di terracotta e pozzi
e diede ragazze-regine
emigrate in città.

Ella oppone l'ambiguità della gloria
che sorride col sorriso dei pontefici
a dei parvenus per il momento potenti
[...]
Ella oppone l'impeto con cui il mare
davanti alla stupida e pericolosa Atene
erge come cazzi azzurri i suoi Dei.


(P. P. Pasolini, da Trasumanar e organizzar, 1976)

 

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25 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, VI°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)



- La Repubblica di Loreto

ovvero, la Maddalena di Loreto (la struttura è quella di un distributore di benzina e la corda che lega la gonna impedisce che si espongano gli organi sessuali della donna, precedentemente privata delle sue mutande).

- vedi il nostro d'aprés di un'immagine di Claretta Petacci a Piazzale Loreto, Milano, 28 aprile 1945.


- ut pictura poesis:

[...]

L'ultimo odor di stalla e di farina

e la stoffa che fuma nelle osterie con la latrina all'aperto

dove va gente che se la intende sull'onorabilità

e vi fa del razzismo romanico

unisce intellettuali di sinistra e fascisti a un unico culto

in via di estinzione: allontanando nel cosmo il punto di vista

essi appaiono tutti raccolti a imprecare allo stesso tabernacolo;

la porta della storia è una Porta Stretta

infilarsi dentro costa una spaventosa fatica

c'è chi rinuncia e dà in giro il culo

e chi non ci rinuncia, ma male, e tira fuori il cric dal portabagagli,

e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignità;

ma son tutti là, davanti a quella Porta.

(P. P. Pasolini, da Trasumanar e organizzar, 1976)

Nota: chiusura della poesia Patmos, scritta da Pasolini tra il 13 e il 15 dicembre 1969, dopo che il 12 era esplosa una bomba con sette chili di tritolo nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime fu di 17 morti e 86 feriti. All'oggi dedichiamo.

 

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25 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, V°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)



- La Repubblica di Goldfinger

ovvero, la peneisola di Moana (l'Estremo Centro)

- vedi il nostro d'aprés "Italia d'oro", scultura di Luciano Fabro, 1971.


- ut pictura poesis:

L'esempio perfetto ne è la donna dipinta d'oro del film Goldfinger (James Bond): tutti gli orifizi tappati, è il maquillage radicale, che fa del suo corpo un fallo impeccabile (che sia d'oro non fa che sottolineare l'omologia con l'economia politica), e che certamente equivale alla morte.
La play girl nuda verniciata d'oro morirà per aver incarnato fino al limite dell'assurdo il fantasma dell'erotico.

(J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte)

Due poesie, repubblicane e universaliste, patriottiche e di estremo centro, all'oggi dedichiamo:

[...]
Sparì come una bianca ombra d’oro.
La tua bellezza sopravvissuta del mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne così un male.
Ora i fratelli maggiori finalmente si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: “E' possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn ci abbia indicato la strada?”
Ora sei tu, la prima, tu la sorella più piccola, quella
che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.

(P. P. Pasolini - A Marilyn Monroe - da Poesie disperse)


Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce?
Oh scossa del cuore al nudo
corpo del giovinetto… atroce
offesa al suo pudore crudo…
Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato?)

I poeti non fanno altro
che chiedere pietà…
Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all'ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d'intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.

(P. P. Pasolini- La crocifissione (1948), in L'usignolo della chiesa cattolica)

 
 

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22 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, IV°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)



- Gangs of New Italy

ovvero, la classe operaia a luci verdi (mannequines at work).


- ut pictura poesis:

Il corpo ideale delineato da questo statuto è quello del mannequin.
Il mannequin offre il modello di tutta questa strumentazione fallica del corpo. Lo dice anche la parola: manne-ken, "ometto" - bambino o pene - qui proprio il corpo che la donna circonda d'una manipolazione sofisticata, d'una disciplina narcisistica intensa, senza debolezze, fa di lei e del suo corpo sacralizzato un pene vivente, che è la vera castrazione della donna (anche dell'uomo, ma secondo un modello che si cristallizza di preferenza intorno alla donna).
Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici.
  La donna ne è coperta, è costretta a farsi fallo nel suo corpo, a pena di non essere forse mai desiderabile.

[...]Se si riflette bene, tutto il materiale significante dell'ordine erotico non è fatto altro che dalla panoplia degli schiavi (catene, collari, fruste, ecc.), dei selvaggi (negritudine, abbronzatura, nudità, tatuaggi), di tutti i segni delle classi e delle razze dominate.
Così per la donna nel suo corpo, annesso ad un ordine fallico la cui espressione politica la condanna all'inesistenza.

(J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte)

 

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19 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, III°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)




- La Falce e l'Uccello

ovvero, l'Estremo Centro tra Duri e Celoduri (la Rosa dei Venti Territoriali Destra/Sinistra/Nord/Sud).

- vedi il nostro d'aprés di una fotografia di prostituta tatuata, c. 1900.


- ut pictura poesis:

L'indigeno, nudo e interamente tatuato, dice: "In noi dappertutto è il volto".

(J. Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte)

Vi fu un tempo in cui il potere accettava di sacrificarsi secondo le regole di quel gioco simbolico cui non può sfuggire. Un tempo in cui il potere era la qualità effimera e mortale di ciò che deve essere sacrificato.
Da quando esso ha cercato di sfuggire a questa regola, vale a dire ha cessato di essere un potere simbolico per diventare un potere politico ed una strategia di dominio
sociale, la sfida simbolica non ha cessato di insidiarlo nella sua definizione politica, di disfare la verità del politico.
Oggi, sotto i colpi di questa sfida, è tutta la sostanza del politico che crolla.

[...] Contro questa "strategia", che tale non è, il potere si è difeso in tutti i modi possibili (proprio anche in questo consiste il suo esercizio): democratizzandosi, liberalizzandosi, volgarizzandosi, più di recente decentrandosi, deterritorializzandosi, ecc.
Ma mentre i "rapporti di forze" si lasciano facilmente intrappolare e disinnescare da queste astuzie del politico, la contro-sfida, nella sua semplicità ineluttabile, non può aver fine che insieme al potere stesso.

(J. Baudrillard, Dimenticare Foucault)

 

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17 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, II°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici. (J. Baudrillard)




- La Repubblica dei mandolini 

ovvero, la Vittoria del Partito dell'Amore/Odio.

- vedi il nostro d'aprés Violon d'Ingres di Man Ray, 1924.


- ut pictura poesis:

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!


(Dante Alighieri, Purgatorio, VI)

 
 

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15 aprile - Ex voto per una castrazione della Repubblica Pornocratica, I°

Essere castrato significa essere coperto di sostituti fallici.(J. Baudrillard)

- Il Trionfo della morte

- vedi il nostro d'après La Maddalena davanti allo specchio di Georges de La Tour, c. 1630.

Pubblicheremo a breve, acquisite le informazioni complete, un commento del CD del Partito dell'Amore, di cui per ora pubblichiamo qui sopra solo il titolo "Il Trionfo della morte" e l'immagine di copertina, sui risultati del web-astensionismo in relazione alle consultazioni elettorali del 13/14 aprile.

Grazie per l'attenzione.

 
 

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11 aprile - chiusura campagna elettorale elezioni politiche 2008.
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Riportiamo dalla sezione Teoria:

- Ci arriva una segnalazione in merito ad una particolare iniziativa di Par conditio di un blogger che, per la chiusura della campagna elettorale, ha deciso di pubblicare l'appello conclusivo di Moana per il PdA alle elezioni amministrative del 1993.

- vedi il blog con l'appello-omaggio a Moana

Ci rendiamo perfettamente conto che in una campagna elettorale dove le uniche vivacità, dal punto di vista contenutistico e mediatico, sono state l'astensionismo responsabile (che non si è visto e che non può fare appelli tv) e Giuliano Ferrara, Moana e il PdA hanno ancora oggi gioco fin troppo facile...

Non siamo nostalgici ma ringraziamo il blogger e pubblichiamo anche noi la tribuna di Moana, convinti che lei ci avrebbe seguito anche oggi nella campagna astensionista, tanto per la scarsissima vocazione "governativa" e borghese che dimostrò in una vita senza sotterfugi e conformismi, quanto per la sua conseguente e rara capacità di indignarsi profondamente per la disonestà morale e in particolare per quella politica, per la sua concreta vicinanza agli umili e agli sfruttati, che sarebbe stata oggi esattamente come allora (quando il voto di protesta fece del PdA una delle bandiere popolari contro Tangentopoli, ma non fu abbastanza numeroso da salvare l'Italia da Veltrusconi. Italia che in questo senso si merita la classe politica che ha, secondo il vecchio adagio, non essendosi invece meritata Moana o le persone oneste come lei. Meditate gente...).

Noi del PdA continuiamo quella lunga marcia: il nostro ex-Voto significa apppunto che pensiamo a Moana e ci asteniamo (dal votare).

E così abbiamo fatto pure la nostra tribunetta politica finale.



 

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marzo/aprile

 LO SPETTACOLO pornocratico DELLE ELEZIONI POLITICHE NON CI INTERESSA!

MATERIALI PRATICI e TEORICI per le ELEZIONI POLITICHE del 13/14 Aprile 2008.

scarica e diffondi il comunicato "Il Partito dell'Ex Voto" (pdf - 96,2 KB)

- IL PARTITO DELL'EX VOTO -

   Premesso che:

   Il Partito dell'Amore non corre e non concorre, ma fa sit-in davanti alla Tv e aspetta che passi il cadavere del suo nemico: il bipolarismo-spaghetti o Pornocrazia piccolo-borghese all'italiana.

   Non avendo quindi molto da fare e da sbraitare negli studi televisivi conservando un minimo di credibilità, noi "ex-clown della politica" ovvero "ex-colonum o contadini della politica" (vedi Ma quanto costano i clown della politica, articolo di prima pagina di Ruggero Guarini su "Il Messaggero" del 9 aprile 1992) preferiamo, con molta tranquillità, dare spazio nel nostro sito a quegli italiani, pericolosi anarchici ed irriducibili patrioti votati certamente a non trovare lavoro e cittadinanza nel loro Paese politicamente "occupato" dai soliti tesserati collaborazionisti, che pensano di sedersi come noi a riflettere sul significato dell'apertura di una campagna elettorale nonostante la mancata riforma della legge elettorale voluta dai cittadini (e sui possibili scenari che ne conseguiranno).

   Quindi pubblicheremo nel sito quanto maturerà, si diffonderà in rete (e altrove) o ci verrà segnalato in merito alle modalità che consentono di praticare un'efficace DISSIDENZA alterPOLITICA alla campagna elettorale bipolare e "confusionale" attualmente in corso in Italia [regolata dagli stessi meccanismi e dalle stesse norme di formazione delle liste, di espressione del voto (senza preferenze), conteggio/ripartizione del voto e attribuzione dei seggi alla Camera e al Senato di cui l'elettorato aveva chiesto la riforma nel precedente mandato], dissidenza democraticamente espressa tramite una ASTENSIONE DI ALTERITA' al voto per le prossime elezioni politiche di Aprile.

   Quanto detto anche con l'esplicita intenzione di:

   1) fornire una documentazione il più possibile completa su un vasto movimento d'opinione trasversale a tutte le aree politiche, al quale c'è da giurarci che non verrà dedicato neanche uno speciale nella costosa kermesse mediatica elettorale fondata sulla par conditio.

   E questo perché quell'area sociale che è comodamente bollata con il nuovo cliché di anti-politica dai media italiani in realtà non rientra in quella regola discriminatoria, la par conditio, che semplicemente serve a nascondere dietro la simulazione di un falso confronto "politico" tra candidati (all'americana), il reale conflitto tra la "politica" e strati sempre più larghi dell'elettorato.

   Parti dell'elettorato che concettualmente vorrebbero, invece che votare il meno peggio, poter esprimere con il voto la loro costruttiva adesione ad una parte politica piuttosto che la loro sfiducia alternata alla destra/sinistra, vera nomination da reality-show che finisce poi per degenerare in un voto che è, per una percentuale sempre più alta di elettorato, sempre un voto contro (altro che voto utile alla proporzionale maniera!).

   Ma contro cosa? Contro questo concetto di politica senza parti politiche (la vera anti-politica!) praticato ai danni del cittadino proprio dal bipolarismo dei "politici di professione", la cui novità formale rispetto al sistema proporzionale è che lo semplifica con uno sdoppiamento strategico del monopolio, che in forme diverse raggiunge lo stesso controllo totale dell'opinione pubblica del partito unico (questione non proprio nuova se non aporia strutturale delle democrazie moderne, almeno da Max Weber in poi).

   Altrettanto fuori centro risulta quindi l'ennesima, ma forse oggi più patetica, chiamata alle armi della ex-Sinistra radicale, che si omologa al bipolarismo (riducendo la lotta di classe ad asfittico tema identitario, con toni a dir poco filantropici e da riserva indiana) invece di smascherarne i meccanismi totalitari, riproducendone semmai la schizofrenia quando toglie la falce e martello dal simbolo mentre in Tv parla il linguaggio operaista. Magari dando poi del "qualunquista" a chi, con l'astensionismo extrapartitico, sfida simbolicamente il bipolarismo sul suo (vero) terreno politico e allo stesso tempo incassa la medesima accusa dalla sinistra bipolare e conservatrice, magari replicando con un flirt con Tremonti sulla globalizzazione à-la-mode (se non è liberalismo, si tratta di outing o di conversione?). Qualunquista a chi? Si preoccupano che l'astensionismo giustifichi future svolte autoritarie quando sono proprio loro la prova evidente che un autoritarismo è già pienamente in corso! (per non parlare della nuova destra femminista, altra dimostrazione che il sonno della ragione politica bipolare genera mostri ircocervi del desiderio politico mancato, terreno sul quale il PdA non prende certo lezioni da nessuno di quelli che non riescono a ottenere nemmeno un decimo della seduzione politica e dell'attenzione popolare e mediatica che abbiamo ottenuto noi, a prescindere dal "voto" che era già di sostanza bipolare ovvero già sempre e comunque premio alla maggioranza e censura delle cosiddette minoranze.
E' infatti con grande spiriro di patria che rivendichiamo il fatto che lo sbarramento al 4% nel sistema già uninominale fu introdotto per la prima volta in Italia per impedire proprio al PdA, che rifiutava di confluire in formazioni o gruppi parlamentari per piazzare suoi candidati, di crescere proporzionalmente alla crescita del suo consenso popolare – che era già molto alto - e in modo esclusivamente elettorale nelle legislature successive a quella del 1992);

   2) dare conto del fatto, quasi a corollario logico del punto precedente, che il legame operoso tra "politica" oligarchica e sua propaganda nei mezzi di comunicazione è un dato infine acquisito della storia dell'espressione politica italiana territoriale (successiva a quella classica e urbana pulpito/strada/piazza/balcone), nella misura in cui il suo cedimento si è manifestato per la prima volta proprio quest'anno e attraverso un nuovo media, la rete Internet, la cui novità strutturale rispetto ai media radio-cine-televisivi è proprio quella di consentire la condivisione audiovisiva di opinioni e informazioni people-to-people, senza passare sotto le forche caudine dei mass-media tradizionalmente controllati dai consigli d'amministrazione eletti dalla politica (il pubblico) o dalle concentrazioni editoriali dell'imprenditoria (il privato). Almeno fino a quando i siti, come in Cina, non verranno raggiunti (e chiusi) da nuove ordinanze e protocolli "speciali".

   Prima manifestazione, quella della Rete Interattiva, di indipendenza mediatica da quella generale omologazione o controllo autoritario dell'informazione unilaterale che è all'origine della disillusione, della dipendenza e dello sconforto politico di un elettorato costretto da anni ad avere la migliore informazione politica solo dalla cosiddetta "satira politica" del Trash di Regime.
[[parentesi per una definizione di Satira politica: forma di anomalia sociale pubblicamente ammessa dal suo campione meno sospetto, quel Grillo parlante al quale si deve forse l'inciampo governativo sulla mastelliana pietra dello scandalo, ma che nulla può però di fronte alla feroce Risposta Elettorale con la quale lo stesso Regime gli toglie la scena con un "Qui comando io!" annunciato dalle primarie, che rimette la satira politica al suo posto di Giullare nudo. Ma questo l'avevamo già fatto noi, nell'indifferenza generale, con il Partito dell'Amore e con Moana (che erano già arrivati nel 1992 dove oggi arriva la Satira dal volto incazzato, vedi il nostro unico testo di teoria politica l'Ellisse dell'Amore su bipolarismo, anti-politica, ecc.), la cui nudità politica sarà comunque sempre più forte ed autonoma di quella, più patetica e scimmiesca, dell'ormai integratissima Satira, affannata in un'affollata maratona su un viale del tramonto a tempo di gangsta-rap. Dalla società dello Spettacolo non solo non si esce con un nuovo spettacolo, ma proprio con lo spettacolo della satira la si mantiene in vita. E nemmeno la si mantiene come un moribondo in carne ed ossa, ma come un'immortale fantasma della Libertà. Insomma, una volta dentro questo nostro Sistema non se ne esce tanto facilmente: non basta cambiare il proprio mestiere con quello di intellettuale-becchino in quanto nessuna Risata lo seppellirà!
Un sistema basato sulla distizione destra/sinistra, linguaggio politico/società civile crollerà quando quella distinzione ideologica non avrà più senso per gli elettori (altro che Rivoluzione o Recessione o guerra civile e chissà quali altri fantasmi della Libertà!): se vogliamo mantenere questo sistema basterà continuare a dare senso alla distinzione, alla crisi su cui si poggia, credere a questa crisi. Altrimenti nervi saldi e non dargli alcun senso per la propria vita, non votare questa distinzione, disinteressarsene responsabilmente, non delegare, astenersi con verbalizzazione del rifiuto.]].

   Regime, dicevamo, che è sintomaticamente "colpevole" di aver nascosto le sue malefatte ancora in un'ennesima rimozione ovvero dentro il mastodontico e senile Teatro della Risata catartica alla "Zelig", nell'apologia del culto idolatra della Commedia all'Italiana consolatoria e piccolo-borghese (uno dei punti più bassi del peggior bullismo culturale italiano, dal Rinascimento a oggi), alternandola con la coscienza infelice dei reportage duri-e-puri che ci terrorizzano con il devastante melodramma del nostro Teatrino della Catastrofe (discariche abusive, eco-mostri, serial-killer della malasanità, crash del sabato sera, sterminio dei precari nei call-center e nei rave-party, Eros e Thanatos Center, ecc.), veri controaltari sabbatici nel Grande Olocausto Virtuale delle opulente e obsolete società dello Spettacolo, ora finalmente anche in versione political-spaghetti.

   Tutte catarsi virtuali, dicevamo, inferni e paradisi artificiali politicamente tossici (ma com'è altrimenti spiegabile l'umana sopportazione dello spettacolo di una campagna elettorale se non con la tossicodipendenza, con l'alienazione dell'anima?), alla faccia della mondializzazione e della risposta terroristica proprio di quei popoli che non hanno altro che la povertà dei loro mezzi (proprio come Internet e le bombe umane lo sono), da contrapporre all'ostentazione della ricchezza filo-occidentale, vera contrapposizione politica proprio perché accade tra modelli di vita irriducibili a qualsiasi par conditio, come la fionda tra Davide e Golia o i sassi dell'Intifada, in quanto l'accettazione dell'alterità (e non il controllo egualitario e razionalizzante delle "differenze") è la premessa perché ci sia un vero confronto politico, ovvero un confronto tra chi ha potere e chi non ce l'ha, tra ricchi e poveri del mondo [e non un confronto truccato tra sedicenti "differenze" - politiche, etniche, culturali, sessuali, religiose, ecc. - tutte accomunate dal Monopoli dell'egemonia economica e dall'indifferenza, se non dall'odio, per la povertà: condizione radicalmente diversa dalla cultura dell'odio di classe del Novecento rivoluzionario e operaio, perché l'attuale odio per la povertà è l'espressione di un nuovo e totalizzante culto piccolo-borghese del desiderio di ricchezza finalizzata ai consumi (cioè a riprodurre solo se stessa), forma di emulazione idolatra e acritica (e non materialista, ma semmai, immaterialista) dei modelli iperfinanziari delle classi dominanti moderne condita con un po' di rozza sottocultura dei diritti umani alla Téléthon o alla "We are the world ", ma infine anche prodotto più evidente della pratica di un disimpegno progressivo e "confusionale" del peso politico degli elettori peculiare alle società controllate dall'alternanza bipolare delle maggioranze e dallo "spettacolo" della loro propaganda, elettorale e non].

   Dalla premessa consegue che:

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale in quanto riteniamo che la politica è l'effetto (e non la causa) in primo luogo delle norme che regolano i meccanismi di rappresentanza tra elettori ed eletti, e che quindi la "crisi della politica" deve essere risolta in ultima analisi dagli elettori, attraverso il voto, e non dagli eletti attraverso le "elezioni" (altrimenti il golpe autoritario sarebbe legittimo in una democrazia).

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale in quanto siamo convinti che l'esigenza di rinnovo politico espressa dal Paese e da una minima parte dell'informazione pubblica a partire dalla scorsa estate (la cosiddetta anti-politica) doveva avere come primo messaggio di risposta istituzionale proprio la riforma elettorale (ovvero il tema del rinnovo strutturale dei meccanismi che generano le forme e i contenuti di una vera rappresentanza popolare) e non la riproposizione all'elettorato dell'opzione del voto contrario alla maggioranza uscente ovvero della politica bipolare dell'alternanza "confusionale" di destra/sinistra o di repubblicani/democratici.
Meglio, come il PdA sostiene dal 1992, il sistema proporzionale più puro possibile e senza sbarramenti per avere in Parlamento una equa corrispondenza tra elettori ed eletti, per consentire a forze (ed esigenze) nuove nella società di crescere parallelamente e direttamente con le loro rappresentanze politiche, per riconquistare un maggiore decentramento e controllo popolare delle responsabilità politiche.

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale dato che proprio quel principio di delega è il sistema minimo di rappresentanza che è andato in crisi nella Seconda Repubblica (il bipolarismo inteso come "commedia all'italiana" della politica), la quale, per fare un esempio valido in generale, proprio in virtù di un quindicennio di alternanza "confusionale" dei Commissari per la Bonifica della Campania (peggiore del vecchio consociativismo) è diventata per tutto il mondo la Repubblica della Monnezza, passando letteralmente sulla testa e sul corpo (si pensa all'aumento dei tumori nelle comunità agricole adiacenti alle discariche di stoccaggio dei rifiuti solidi industriali, in una regione povera di industria e ricca di prodotti alimentari) di tutti gli elettori italiani, che sono stati male informati sulle conseguenze pratiche del loro voto sulla qualità finale della loro vita (crimine perfetto della realtà che le simulazioni politiche mediatiche sono riuscite a realizzare dal dopoguerra in poi laddove i regimi totalitari del '900 avevano fallito, alla faccia dei buoni propositi espressi nella Carta dei Diritti Umani se non dei milioni di morti delle cosiddette guerre di massa).

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale in dissidenza con la Repubblica della Monnezza alla romana (ovvero con la Repubblica del Trash all'americana) contro la quale il PdA si è chiaramente battuto già dal 1992, cioè da sedici anni, essendo la Repubblica dell'Amore da noi proposta il POLITICAMENTE ALTRO di quella alla quale, prima da "sconfitti" e poi da dissidenti, non abbiamo potuto e voluto mai partecipare.

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale perché già dal 1993, in accordo con la candidata Sindaco Moana Pozzi e il capolista Mauro Biuzzi, come prima conseguenza di detta scelta alterpolitica decidemmo di aprire le liste dei candidati a Consigliere del Comune di Roma per il Partito dell'Amore ad oltre cinquanta candidati che non dovevano avere altra qualifica politica che quella di non essere "professionisti della politica" ma "semplici" cittadini romani appartenenti a categorie sociali precarie e di profilo medio/basso (casalinghe, tassisti, pensionati, netturbini, studenti, ecc. vedi l'annuncio e la lista dei candidati), scelta fatta quando l'accusa ideologica di "qualunquismo"(anche se il togliattiano "verme, farabutto e falsario" per G. Giannini, nel nostro piccolo, non ce lo siamo fatti certo mancare, vedi per tutti il succitato "clown della politica") non aveva ancora cominciato a perdere terreno a fronte della nascita di una nuova e diffusa alterità politica, scelta fatta scommettendo sull'esistenza di quella alterpolitica che il PdA per primo ha teorizzato in Italia, ma anche clamorosamente rappresentato (anche con l'alleanza con il Partito Pensionati), proprio attraverso una pratica del sistema elettorale più orientata ad una partecipazione anticonvenzionale e diretta dell'elettorato italiano.

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale in assoluta continuità con quella che chiamammo nel 1992 una coraggiosa scelta politica di Estremo Centro, ovvero una scelta indifferente al teatrino delle appartenenze alla genealogia della Destra e della Sinistra del dopoguerra, ereditate dalle ricadute della Guerra Fredda sul Grande Teatro della politica coloniale e di occupazione su cui si fondò, e ancora si fonda, dopo la caduta del fascismo, l'Italia uscita dal referendum Monarchia/Repubblica, l'Italia che non può uscire dalla "Prima Repubblica" perché ci deve ancora entrare, quella sempre più spudorata Repubblica del Palazzo e dell'omologazione dei conflitti nella simulazione mediatica , di pasoliniana memoria, mancante appunto di seduzione politica, alla quale nessun "fascismo o antifascismo in ritardo" [[parentesi della Grazia: qui si intende l'attuale MinCulPop mediatico e laico-teologico piccoloborghese, di quei "Comunicatori del Novecento" che occupano le piazze della Capitale del Capitale con i loro pulpiti cine-tele-comic-rockettari, nuovi Savonarola omofobici ovvero Tromboni autoreferenziali ai quali manca la laica Venere de' Medici almeno quanto gli manca la sacrissima Maria Maddalena, se proprio non vogliamo dire la Grazia in nome della quale dicono di battersi ma alla quale proprio non riescono a dare una incarnazione che non sia quella, ancora ideologica, del riflesso misogino della propria immagine mediatica]] potrà mai restituire il perduto e appassionato rapporto tra politica e popolo, tra cittadino e città, che unì la Beatrice dantesca a Firenze; Gabriele D'Annunzio a Trieste (o Umberto Saba: vedi Trieste e una donna); P. P. Pasolini a Ostia (Fiumicino); Mauro Biuzzi e Moana Pozzi a Roma (Campidoglio).
   Dall'estrema periferia, dunque, all'estremo centro della Capitale del Capitale.

   - Sosterremo questa campagna alter-elettorale, dunque, da una posizione alterpolitica di Estremo Centro che, oggi come nel 1992 (vedi il video), vedeva nel superamento del modello particolare della "pornografia industriale" il superamento di un generale modello post-fordista dei rapporti di lavoro (quelli rappresentati nell'equazione che lega il pornoperaio con il precario del lavoro interinale, nell'attuale scenario dell'iperindustrializzazione ri-produttiva e, forse perciò, anti-abortista).

   E' da questa nostra posizione alterpolitica di Estremo Centro che, oggi più che nel 1992 (vedi il video), nel momento in cui la Pornocrazia sembra aver contaminato tutte le altre forme e contenuti della comunicazione sociale - dalla pubblicità all'informazione giornalistica - sotto il pensiero unico delle identiche ideologie del mercato e dell'audience spinte fino alla monopolizzazione del massimo sistema di rappresentanza della libera volontà popolare che il Suffragio Universale dovrebbe esprimere (un esempio per tutti, la trasformazione strategica delle ultime presidenziali francesi in una lunga sex-and-the-city del potere, dove il dono incestuoso e rimosso si chiama "Alitalia" e l'euforia da bordello si chiama "rialzo del titolo in Borsa"), ci sentiamo ancora di dire a questa classe politica di Estremo Bipolarismo Mediatico Destra/Sinistra o bipolarismo-spaghetti:

   lo spettacolo pornocratico della vostra politica non ci interessa, lo spettacolo delle vostre elezioni politiche non ci interessa!

   - Comitato Direttivo del Partito dell'Amore, marzo 2008.


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   Qui sotto troverete l'accesso ad una sezione "PRATICA", in cui verranno raccolti materiali d'informazione e di confronto su perché e come praticare un'efficace astensione al voto e l'accesso ad una sezione "TEORIA", in cui verranno raccolti materiali vari di informazione e riflessione più storico-culturale, entrambe le sezioni a sostegno del medesimo tema dell'ASTENSIONE di ALTERITA' e di RESPONSABILITA' alle prossime elezioni politiche.

   Grazie per l'attenzione e per gli eventuali contributi.

 

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marzo/aprile

 LO SPETTACOLO pornocratico DELLE ELEZIONI POLITICHE NON CI INTERESSA!

MATERIALI PRATICI per le ELEZIONI POLITICHE del 13/14 Aprile 2008.


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marzo/aprile

 LO SPETTACOLO pornocratico DELLE ELEZIONI POLITICHE NON CI INTERESSA!

MATERIALI TEORICI per le ELEZIONI POLITICHE del 13/14 Aprile 2008.


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1 marzo
Par conditio? No, grazie! Mauro Biuzzi, primo pubblico oppositore della "commedia all'italiana" del bipolarismo immaturo, spiega che, con il Partito dell'Amore e la morte di Moana nel 1994, si chiude per la prima volta in Italia la parabola storica della politica-spettacolo, che in quell'esperimento d'avanguardia - e già a quella data - aveva anticipato, con molti mesi di grande partecipazione popolare, la ricerca di un modello alternativo all'attuale crisi di rappresentanza popolare dei partiti del bipolarismo maturo.

Effetto sabato, rubrica Scatti di storia – Rai Uno – con Elisa Isoardi – di Alessandro Ferrara, regia di Cesare Pierleoni (8.22)



 



 


 
 

   
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