Premesso che:
Il Partito dell'Amore non corre e non concorre,
ma fa sit-in davanti alla Tv e aspetta che passi il cadavere del
suo nemico: il
bipolarismo-spaghetti o Pornocrazia piccolo-borghese
all'italiana.
Non avendo quindi molto
da fare e da sbraitare negli studi televisivi conservando un minimo
di credibilità, noi "ex-clown della politica"
ovvero "ex-colonum o contadini della politica" (vedi
Ma quanto
costano i clown della politica, articolo di prima pagina
di Ruggero Guarini su "Il Messaggero" del 9 aprile 1992)
preferiamo, con molta tranquillità, dare spazio nel nostro
sito a quegli italiani, pericolosi anarchici ed irriducibili patrioti
votati certamente a non trovare lavoro e cittadinanza nel loro
Paese politicamente "occupato" dai soliti tesserati
collaborazionisti, che pensano di sedersi come noi a riflettere
sul significato dell'apertura di una campagna elettorale nonostante
la mancata riforma della legge elettorale voluta dai cittadini
(e sui possibili scenari che ne conseguiranno).
Quindi pubblicheremo nel sito quanto maturerà,
si diffonderà in rete (e altrove) o ci verrà segnalato
in merito alle modalità che consentono di praticare un'efficace
DISSIDENZA alterPOLITICA alla campagna elettorale bipolare
e "confusionale" attualmente in corso in Italia [regolata
dagli stessi meccanismi e dalle stesse norme di formazione delle
liste, di espressione del voto (senza preferenze), conteggio/ripartizione
del voto e attribuzione dei seggi alla Camera e al Senato di cui
l'elettorato
aveva chiesto la riforma nel precedente mandato],
dissidenza democraticamente espressa tramite una
ASTENSIONE
DI ALTERITA' al voto per le prossime elezioni politiche di
Aprile.
Quanto detto anche con l'esplicita intenzione
di:
1) fornire una documentazione il più
possibile completa su un vasto movimento d'opinione trasversale
a tutte le aree politiche, al quale c'è da giurarci che
non verrà dedicato neanche uno speciale nella costosa kermesse
mediatica elettorale fondata sulla
par conditio.
E questo perché quell'area sociale che
è comodamente bollata con il nuovo cliché di
anti-politica
dai media italiani in realtà non rientra in quella regola
discriminatoria, la
par conditio, che semplicemente serve
a nascondere dietro la simulazione di un falso confronto "politico"
tra candidati (all'americana), il reale conflitto tra la "politica"
e strati sempre più larghi dell'elettorato.
Parti dell'elettorato che concettualmente vorrebbero,
invece che votare il meno peggio, poter esprimere con il voto
la loro costruttiva adesione ad
una parte politica piuttosto
che la loro sfiducia alternata alla destra/sinistra, vera nomination
da reality-show che finisce poi per degenerare in un voto che
è, per una percentuale sempre più alta di elettorato,
sempre
un voto contro (altro che voto utile alla proporzionale
maniera!).
Ma contro cosa? Contro questo concetto di politica
senza parti politiche (la vera anti-politica!) praticato
ai danni del cittadino proprio dal bipolarismo dei "politici
di professione", la cui novità formale rispetto al
sistema proporzionale è che lo semplifica con uno sdoppiamento
strategico del monopolio, che in forme diverse raggiunge lo stesso
controllo totale dell'opinione pubblica del partito unico (questione
non proprio nuova se non aporia strutturale delle democrazie moderne,
almeno da Max Weber in poi).
Altrettanto fuori centro risulta quindi l'ennesima,
ma forse oggi più patetica, chiamata alle armi della ex-Sinistra
radicale, che si omologa al bipolarismo (riducendo la lotta di
classe ad asfittico tema identitario, con toni a dir poco filantropici
e da riserva indiana) invece di smascherarne i meccanismi totalitari,
riproducendone semmai la schizofrenia quando toglie la falce e
martello dal simbolo mentre in Tv parla il linguaggio operaista.
Magari dando poi del "qualunquista" a chi, con l'astensionismo
extrapartitico, sfida simbolicamente il bipolarismo sul suo (vero)
terreno politico e allo stesso tempo incassa la medesima accusa
dalla sinistra bipolare e conservatrice, magari replicando con
un flirt con Tremonti sulla globalizzazione
à-la-mode
(se non è liberalismo, si tratta di
outing o di
conversione?). Qualunquista a chi? Si preoccupano che l'astensionismo
giustifichi future svolte autoritarie quando sono proprio loro
la prova evidente che un autoritarismo è già pienamente
in corso! (per non parlare della nuova
destra femminista,
altra dimostrazione che il sonno della ragione politica bipolare
genera mostri ircocervi del desiderio politico mancato, terreno
sul quale il PdA non prende certo lezioni da nessuno di quelli
che non riescono a ottenere nemmeno un decimo della seduzione
politica e dell'attenzione popolare e mediatica che abbiamo ottenuto
noi, a prescindere dal "voto" che era già di
sostanza bipolare ovvero già sempre e comunque premio alla
maggioranza e censura delle cosiddette minoranze.
E' infatti con grande spiriro di patria che rivendichiamo il fatto
che lo sbarramento al 4% nel sistema già uninominale fu
introdotto per la prima volta in Italia per impedire proprio al
PdA, che rifiutava di confluire in formazioni o gruppi parlamentari
per piazzare suoi candidati, di crescere proporzionalmente alla
crescita del suo consenso popolare – che era già
molto alto - e in modo esclusivamente elettorale nelle legislature
successive a quella del 1992);
2) dare conto del fatto, quasi a corollario
logico del punto precedente, che il legame operoso tra "politica"
oligarchica e sua propaganda nei mezzi di comunicazione è
un dato infine acquisito della storia dell'espressione politica
italiana territoriale (successiva a quella classica e urbana pulpito/strada/piazza/balcone),
nella misura in cui il suo cedimento si è manifestato per
la prima volta proprio quest'anno e attraverso un nuovo media,
la rete Internet, la cui novità strutturale rispetto
ai media radio-cine-televisivi è proprio quella di consentire
la condivisione audiovisiva di opinioni e informazioni
people-to-people,
senza passare sotto le forche caudine dei mass-media tradizionalmente
controllati dai consigli d'amministrazione eletti dalla politica
(il pubblico) o dalle concentrazioni editoriali dell'imprenditoria
(il privato). Almeno fino a quando i siti, come in Cina, non verranno
raggiunti (e chiusi) da nuove ordinanze e protocolli "speciali".
Prima manifestazione, quella della Rete Interattiva,
di indipendenza mediatica da quella generale omologazione o controllo
autoritario dell'informazione unilaterale che è all'origine
della disillusione, della dipendenza e dello sconforto politico
di un elettorato costretto da anni ad avere la migliore informazione
politica solo dalla cosiddetta "satira politica" del
Trash di Regime.
[[
parentesi per una definizione di Satira politica: forma
di anomalia sociale pubblicamente ammessa dal suo campione meno
sospetto, quel Grillo parlante al quale si deve forse l'inciampo
governativo sulla mastelliana pietra dello scandalo, ma che nulla
può però di fronte alla feroce Risposta Elettorale
con la quale lo stesso Regime gli toglie la scena con un "
Qui
comando io!" annunciato dalle primarie, che rimette la
satira politica al suo posto di Giullare nudo. Ma questo l'avevamo
già fatto noi, nell'indifferenza generale, con il Partito
dell'Amore e con Moana (che erano già arrivati nel 1992
dove oggi arriva la Satira dal volto incazzato, vedi il nostro
unico testo di teoria politica
l'Ellisse
dell'Amore su bipolarismo, anti-politica, ecc.), la cui
nudità politica sarà comunque sempre più
forte ed autonoma di quella, più patetica e scimmiesca,
dell'ormai integratissima Satira, affannata in un'affollata maratona
su un viale del tramonto a tempo di gangsta-rap. Dalla società
dello Spettacolo non solo non si esce con un nuovo spettacolo,
ma proprio con lo spettacolo della satira la si mantiene in vita.
E nemmeno la si mantiene come un moribondo in carne ed ossa, ma
come un'immortale fantasma della Libertà. Insomma, una
volta dentro questo nostro Sistema non se ne esce tanto facilmente:
non basta cambiare il proprio mestiere con quello di intellettuale-becchino
in quanto nessuna Risata lo seppellirà!
Un sistema basato sulla distizione destra/sinistra, linguaggio
politico/società civile crollerà quando quella distinzione
ideologica non avrà più senso per gli elettori (altro
che Rivoluzione o Recessione o guerra civile e chissà quali
altri fantasmi della Libertà!): se vogliamo mantenere questo
sistema basterà continuare a dare senso alla distinzione,
alla crisi su cui si poggia, credere a questa crisi. Altrimenti
nervi saldi e non dargli alcun senso per la propria vita, non
votare questa distinzione, disinteressarsene responsabilmente,
non delegare, astenersi con verbalizzazione del rifiuto.]].
Regime, dicevamo, che è sintomaticamente
"colpevole" di aver nascosto le sue malefatte ancora
in un'ennesima rimozione ovvero dentro il mastodontico e senile
Teatro della Risata catartica alla "
Zelig", nell'apologia
del culto idolatra della Commedia all'Italiana consolatoria e
piccolo-borghese (uno dei punti più bassi del peggior bullismo
culturale italiano, dal Rinascimento a oggi), alternandola con
la coscienza infelice dei reportage duri-e-puri che ci terrorizzano
con il devastante melodramma del nostro Teatrino della Catastrofe
(discariche abusive, eco-mostri, serial-killer della malasanità,
crash del sabato sera, sterminio dei precari nei call-center e
nei rave-party, Eros e Thanatos Center, ecc.), veri controaltari
sabbatici nel Grande Olocausto Virtuale delle opulente e obsolete
società dello Spettacolo, ora finalmente anche in versione
political-spaghetti.
Tutte catarsi virtuali, dicevamo, inferni e
paradisi artificiali politicamente tossici (ma com'è altrimenti
spiegabile l'umana sopportazione dello spettacolo di una campagna
elettorale se non con la tossicodipendenza, con l'alienazione
dell'anima?), alla faccia della mondializzazione e della risposta
terroristica proprio di quei popoli che non hanno altro che la
povertà dei loro mezzi (proprio come Internet e le bombe
umane lo sono), da contrapporre all'ostentazione della ricchezza
filo-occidentale, vera contrapposizione politica proprio perché
accade tra modelli di vita irriducibili a qualsiasi
par conditio,
come la fionda tra Davide e Golia o i sassi dell'Intifada, in
quanto l'accettazione dell'
alterità (e non il controllo
egualitario e razionalizzante delle "differenze") è
la premessa perché ci sia un vero confronto politico, ovvero
un confronto tra chi ha potere e chi non ce l'ha, tra
ricchi
e poveri del mondo [e non un confronto truccato tra sedicenti
"differenze" - politiche, etniche, culturali, sessuali,
religiose, ecc. - tutte accomunate dal Monopoli dell'egemonia
economica e dall'indifferenza, se non dall'odio, per la povertà:
condizione radicalmente diversa dalla cultura dell'
odio di
classe del Novecento rivoluzionario e operaio, perché
l'attuale
odio per la povertà è l'espressione
di un nuovo e totalizzante culto piccolo-borghese del desiderio
di ricchezza finalizzata ai consumi (cioè a riprodurre
solo se stessa), forma di emulazione idolatra e acritica (e non
materialista, ma semmai, immaterialista) dei modelli iperfinanziari
delle classi dominanti moderne condita con un po' di rozza sottocultura
dei diritti umani alla Téléthon o alla "
We
are the world ", ma infine anche prodotto più
evidente della pratica di un disimpegno progressivo e "confusionale"
del peso politico degli elettori peculiare alle società
controllate dall'alternanza bipolare delle maggioranze e dallo
"spettacolo" della loro propaganda, elettorale e non].
Dalla premessa consegue che:
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale
in quanto
riteniamo che la politica è l'effetto
(e non la causa) in primo luogo delle norme che regolano i meccanismi
di rappresentanza tra elettori ed eletti, e che quindi la "crisi
della politica" deve essere risolta in ultima analisi dagli
elettori, attraverso il voto, e non dagli eletti attraverso le
"elezioni" (altrimenti il golpe autoritario sarebbe
legittimo in una democrazia).
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale
in quanto siamo convinti che l'esigenza di rinnovo politico
espressa dal Paese e da una minima parte dell'informazione pubblica
a partire dalla scorsa estate (la cosiddetta anti-politica) doveva
avere come
primo messaggio di risposta istituzionale proprio
la riforma elettorale (ovvero il tema del rinnovo strutturale
dei meccanismi che generano le forme e i contenuti di una vera
rappresentanza popolare) e non la riproposizione all'elettorato
dell'opzione del voto contrario alla maggioranza uscente ovvero
della politica bipolare dell'alternanza "confusionale"
di destra/sinistra o di repubblicani/democratici.
Meglio, come il PdA sostiene dal 1992, il sistema proporzionale
più puro possibile e senza sbarramenti per avere in Parlamento
una equa corrispondenza tra elettori ed eletti, per consentire
a forze (ed esigenze) nuove nella società di crescere parallelamente
e direttamente con le loro rappresentanze politiche, per riconquistare
un maggiore decentramento e controllo popolare delle responsabilità
politiche.
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale
dato che proprio quel
principio di delega è
il sistema minimo di rappresentanza che è andato in crisi
nella Seconda Repubblica (il bipolarismo inteso come "commedia
all'italiana" della politica), la quale, per fare un esempio
valido in generale, proprio in virtù di un quindicennio
di alternanza "confusionale" dei Commissari per la Bonifica
della Campania (peggiore del vecchio consociativismo) è
diventata per tutto il mondo
la Repubblica della Monnezza,
passando letteralmente sulla testa e sul corpo (si pensa all'aumento
dei tumori nelle comunità agricole adiacenti alle discariche
di stoccaggio dei rifiuti solidi industriali, in una regione povera
di industria e ricca di prodotti alimentari) di
tutti gli
elettori italiani, che sono stati male informati sulle conseguenze
pratiche del loro voto sulla qualità finale della loro
vita (crimine perfetto della realtà che le simulazioni
politiche mediatiche sono riuscite a realizzare dal dopoguerra
in poi laddove i regimi totalitari del '900 avevano fallito, alla
faccia dei buoni propositi espressi nella Carta dei Diritti Umani
se non dei milioni di morti delle cosiddette guerre di massa).
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale
in dissidenza con la
Repubblica della Monnezza alla romana
(ovvero con
la Repubblica del Trash all'americana) contro
la quale il PdA si è chiaramente battuto già dal
1992, cioè da sedici anni, essendo
la Repubblica dell'Amore
da noi proposta il POLITICAMENTE ALTRO di quella alla quale, prima
da "sconfitti" e poi da dissidenti, non abbiamo potuto
e voluto mai partecipare.
- Sosterremo questa campagna
alter-elettorale perché già dal 1993, in accordo
con la candidata Sindaco Moana Pozzi e il capolista Mauro Biuzzi,
come prima conseguenza di detta scelta
alterpolitica decidemmo
di aprire le liste dei candidati a Consigliere del Comune di Roma
per il Partito dell'Amore ad oltre cinquanta candidati che non
dovevano avere
altra qualifica politica che quella di non
essere "professionisti della politica" ma "semplici"
cittadini romani appartenenti a categorie sociali precarie e di
profilo medio/basso (casalinghe, tassisti, pensionati, netturbini,
studenti, ecc.
vedi
l'annuncio e
la
lista dei candidati), scelta fatta quando l'accusa ideologica
di
"qualunquismo"(anche se il togliattiano
"verme,
farabutto e falsario" per G. Giannini, nel nostro piccolo,
non ce lo siamo fatti certo mancare, vedi per tutti il succitato
"clown
della politica") non aveva ancora cominciato a perdere
terreno a fronte della nascita di una nuova e diffusa
alterità
politica, scelta fatta scommettendo sull'esistenza di quella
alterpolitica che il PdA per primo ha teorizzato in Italia,
ma anche clamorosamente rappresentato (
anche con l'alleanza
con il Partito Pensionati), proprio attraverso una pratica del
sistema elettorale più orientata ad una partecipazione
anticonvenzionale e diretta dell'elettorato italiano.
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale
in assoluta continuità con quella che chiamammo nel 1992
una coraggiosa scelta politica di
Estremo Centro, ovvero
una scelta indifferente al teatrino delle appartenenze alla genealogia
della Destra e della Sinistra del dopoguerra, ereditate dalle
ricadute della Guerra Fredda sul Grande Teatro della politica
coloniale e di occupazione su cui si fondò, e ancora si
fonda, dopo la caduta del fascismo, l'Italia uscita dal referendum
Monarchia/Repubblica, l'Italia che non può uscire dalla
"Prima Repubblica" perché ci deve ancora entrare,
quella sempre più spudorata Repubblica del Palazzo
e
dell'omologazione dei conflitti nella simulazione mediatica ,
di pasoliniana memoria, mancante appunto di
seduzione politica,
alla quale nessun "
fascismo o antifascismo in ritardo"
[[
parentesi della Grazia: qui si intende l'attuale
MinCulPop
mediatico e laico-teologico piccoloborghese, di quei
"Comunicatori del Novecento" che occupano le piazze
della Capitale del Capitale con i loro pulpiti cine-tele-comic-rockettari,
nuovi
Savonarola omofobici ovvero
Tromboni autoreferenziali
ai quali manca la laica Venere de' Medici almeno quanto gli manca
la sacrissima Maria Maddalena, se proprio non vogliamo dire
la
Grazia in nome della quale dicono di battersi ma alla quale
proprio non riescono a dare una incarnazione che non sia quella,
ancora ideologica, del riflesso misogino della propria immagine
mediatica]] potrà mai restituire il perduto e appassionato
rapporto tra politica e popolo, tra cittadino e città,
che unì la Beatrice dantesca a Firenze; Gabriele D'Annunzio
a Trieste (o Umberto Saba: vedi
Trieste
e una donna); P. P. Pasolini a Ostia (Fiumicino); Mauro
Biuzzi e Moana Pozzi a Roma (Campidoglio).
Dall'estrema periferia, dunque, all'estremo
centro della Capitale del Capitale.
- Sosterremo questa campagna alter-elettorale,
dunque, da una posizione
alterpolitica di Estremo Centro
che, oggi come nel 1992 (
vedi
il video), vedeva nel superamento del modello particolare
della "pornografia industriale" il superamento di un
generale modello post-fordista dei rapporti di lavoro (quelli
rappresentati nell'equazione che lega il pornoperaio con il precario
del lavoro interinale, nell'attuale scenario dell'iperindustrializzazione
ri-produttiva e, forse perciò, anti-abortista).
E' da questa nostra posizione
alterpolitica
di Estremo Centro che, oggi più che nel 1992 (
vedi
il video), nel momento in cui
la Pornocrazia sembra
aver contaminato tutte le altre forme e contenuti della comunicazione
sociale - dalla pubblicità all'informazione giornalistica
- sotto il pensiero unico delle identiche ideologie del mercato
e dell'
audience spinte fino alla monopolizzazione del massimo
sistema di rappresentanza della libera volontà popolare
che il Suffragio Universale dovrebbe esprimere (un esempio per
tutti, la trasformazione strategica delle ultime presidenziali
francesi in una lunga
sex-and-the-city del potere, dove
il dono incestuoso e rimosso si chiama "
Alitalia"
e l'euforia da bordello si chiama "
rialzo del titolo in
Borsa"), ci sentiamo ancora di dire a questa
classe
politica di Estremo Bipolarismo Mediatico Destra/Sinistra o bipolarismo-spaghetti:
lo spettacolo pornocratico della vostra politica
non ci interessa, lo spettacolo delle vostre elezioni politiche
non ci interessa!
- Comitato Direttivo del Partito dell'Amore,
marzo 2008.
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e diffondi il comunicato "Il Partito dell'Ex Voto"
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