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NESSUNO TOCCHI ALAIN SORAL!
Lo
scrittore Alain Soral, come ciascuno di noi, è il solo responsabile
delle proprie idee ma ciascuno di noi, se vive in una Repubblica
e non in un Regime, è responsabile del fatto che ad uno scrittore,
nei nostri stessi territori dell'Unione Europea, sia impedito con
la forza e con la minaccia di esprimere le proprie idee.
Non c'è alcun bisogno di essere pro
o contro le opinioni sociali di Soral per segnalare e chiedere
che la pericolosa e sottovalutata discriminazione nei suoi confronti
abbia fine.
Noi denunciamo il linciaggio morale e fisico
di Soral proprio perché vogliamo restare neutrali, uscire,
cioè, da un silenzio-assenso che ci omologa ad una opposizione
omertosa alle sue idee, la quale scorrettamente pensa che, infondo,
"se l'è cercata" e che fa fare il lavoro sporco
ad altri, piuttosto di confrontarsi con lui sul terreno delle
idee.
Noi non siamo pro o contro Soral, ma pensiamo
che egli sia soprattutto vittima di questo snobismo o pigrizia
intellettuale che in genere finisce col dare mano libera al perpetrarsi
di crimini pubblici (un regime totalitario) e privati (la soppressione
violenta di uomini scomodi e caduti in disgrazia, come Gramsci
o Pasolini).
Non essendo mai stati nei libri-paga di quella
correttezza politica che si mette a posto la coscienza e la borsa
nei supermarket della Solidarietà, ci riteniamo insospettabili
nell'affermare che segnaliamo il caso Soral all'attenzione degli
italiani per non voler avere alcuna complicità in un nuovo
delitto civile annunciato, perché conosciamo i danni della
censura e dell'omertà preventiva, il meccanismo autoritario
del capro espiatorio. E non ci piace né per noi né
per gli altri.
Riteniamo che la tenuta e la credibilità
di una società civile si verifichi nella sua costante capacità
di confronto, nella sua costante capacità di offrire le
stesse opportunità e garanzie a soggetti più o meno
forti: per ciò non comprendiamo per quale ragione non venga
concessa a Soral dalla forza di polizia quella protezione che
è dovuta ad un uomo pubblico che abbia subito aggressioni
fisiche e minacce di morte da parte di organizzazioni estremiste,
pur se, furbescamente, non rivendicate. E tutto questo in un progressivo
isolamento mediatico. Una protezione che è stata concessa
nel mondo tanto a scrittori come Salman Rushdie quanto in Italia
allo scrittore napoletano Roberto Saviano minacciato dalla Camorra,
ovvero a tutte quelle singole persone esposte a minacce di esecuzione
da parte di una giustizia collettiva diversa da quella dello Stato.
Premesso tutto questo, ci rimane ancora più
incomprensibile il fatto che il 3 dicembre scorso, Soral sia stato
dapprima regolarmente invitato quindi allontanato da una manifestazione
culturale dell'Istituto di Scienze Politiche di Parigi proprio
in quanto su di lui gravava una "minaccia di morte"
e, vogliamo pleonasticamente ricordarlo, minacciare di morte qualcuno
è cosa non ammessa in nessun ordinamento giuridico dell'Unione
europea.
A noi dunque sembra:
- che Soral si sia preso interamente la responsabilità
delle proprie idee non divulgandole attraverso volantini anonimi,
bensì pubblicandole in sei o sette libri regolarmente stampati
da una nota casa editrice, distribuiti nelle librerie francesi
e acquistati da quei lettori che hanno scelto liberamente di farlo;
- che, finché i libri di Soral non verranno ritirati dalle
librerie con un'ordinanza pubblica, chiunque si faccia intimidire
dalle suddette "minacce di morte" o agisca sotto la
loro influenza emarginando Soral piuttosto che reagire ad esse,
in sostanza patteggi con la criminalità organizzata, qualsiasi
essa sia.
In Italia si direbbe che accetta di pagare il pizzo piuttosto
che denunciare il suo estorsore, come sarebbe suo diritto e dovere.
Non sarebbe stato quindi doveroso per l'Istituto che ha
regolarmente invitato Soral e per i suoi colleghi scrittori presenti
esprimergli solidarietà per il solo fatto che egli aveva
subito una minaccia di morte a causa dell'indipendenza e dell'anticonformismo
del suo pensiero, valori questi ultimi fondativi della deontologia
stessa di ogni scrittore e anche di ogni istituzione culturale
pubblica?
E
invece no! Accade tutto il contrario, si confondono i piani, si
somma illegalità ad illegalità, si pesca nel torbido:
- si invita regolarmente Soral ad un'innocua giornata di dediche
collettive di libri (e non a tenere imbarazzanti comizi pubblici);
- poi quando si presenta gli si dice che è stato cancellato
dalla lista degli autori invitati;
- quindi, con la motivazione che è “semplicemente”
indesiderato poiché la minaccia che pende sul suo capo
mette a rischio anche il pubblico presente alla tranquilla manifestazione,
si chiama la Securitè ma non per garantire la sicurezza
dello scrittore e del pubblico venuto anche per lui (come ci si
aspetterebbe in una Repubblica che è famosa per il suo
garantismo e per la liberalità con cui concede e ha concesso
asilo a ricercati politici di tutto il mondo, Italia compresa)
bensì per rimuovere di peso Soral dall'interno dell'Istituto
e scortarlo in strada;
- infine, una volta accompagnato dagli agenti sul suolo pubblico,
davanti all'ingresso dell'Istituto, gli si intima di sgombrare
anche dalla strada, dove avrebbe potuto continuare ad autografare
i propri libri e incontrare coloro che erano venuti per lui, col
pretesto del turbamento della quiete pubblica.
Al
colmo dell'umorismo involontario, ci mancava solo che all'angolo
della strada, guarda caso, ci fossero stati due o tre aggressori
mascherati che avessero dato al povero Soral un po' di manganellate,
così finalmente avrebbe avuto un motivo valido per
gridare al complotto, procurandosi anche qualche altra eroica
immagine da mettere in Internet per costruire il suo personaggio
di perseguitato politico…
A noi italiani questa mentalità da Burocrati del Castello
kafkiano ci ricorda troppo da vicino la deriva della legalità
nella nostra Repubblica, dalle stragi di Stato agli anni di piombo,
passando per il corpo martoriato di P.P. Pasolini e per tutti
quei giovani, da Pinelli a Giuliani, che dalla spirale di quella
mentalità non ne sono usciti vivi. Come poca verità
è ancora uscita dai Tribunali in merito a tutte quelle
"sentenze di morte".
Noi
del Partito dell'Amore, proprio perché da quelle esperienze
italiane ne siamo usciti senza trarne alcun vantaggio politico,
ci opponiamo a che quel meccanismo infernale di omertà
si ripeta sotto i nostri occhi e ci impegniamo ad aprire in
Italia una libera Lista di Pubblici Sostenitori che insieme
a noi chiedano al Ministro degli Interni Nicolas Sarkozy che ad
Alain Soral sia consentito di continuare ad esprimersi liberamente,
concedendogli una protezione culturale, civile e fisica degna
di quella libertà di espressione propria alla tradizione
del suo Paese e che, infatti, gli è già concessa
nelle pubbliche librerie francesi.
In
particolare chiediamo che a Soral sia concessa la vigilanza di
polizia, dato che il colpevole ritardo istituzionale su questo
provvedimento dovuto può suonare come un pericoloso incoraggiamento
a comportamenti di discriminazione nei suoi confronti, che non
possono che aumentare il suo isolamento, la sua vulnerabilità
e il suo condizionamento intellettuale e civile.
Insomma,
chiediamo con forza e in primo luogo che nessuno tocchi più
Alain Soral!
Il Comitato Direttivo del Partito dell'Amore
Firmatario per il Partito dell'Amore
Mauro Biuzzi, Segretario Nazionale
Per sottoscrivere la nostra
Lista dei Pubblici Sostenitori di Alain Soral, che noi inoltreremo
al Ministero
degli Interni francese per via postale, potete inviare una e-mail,
il cui indirizzo non sarà reso noto, con le seguenti informazioni:
oggetto: Sottoscrivo Lista Soral;
messaggio: vostro nome e cognome (obbligatorio), data di
nascita, città di residenza, professione (facoltativo) e
un eventuale messaggio.
Invia la tua
adesione
Per ovvie ragioni di maggiore credibilità, sarebbe meglio
spedire gli stessi dati richiesti per l'e-mail su un foglio da voi
sottoscritto, anche in busta senza mittente e con il seguente indirizzo:
Casella Postale 8 - UPR
05019 - Orvieto Stazione (TR)
Per informazioni potete telefonare ai numeri +39 340 6607759 - +39
347 6435950.
traduzione del comunicato in francese:
QUE PERSONNE NE TOUCHE À SORAL !
L'écrivain Alain Soral, comme chacun d'entre nous, est
l'unique responsable de ses
propres idées mais, si l’on vit dans une République
et non pas sous un régime autoritaire, nous sommes tous
responsables du fait qu'il a été interdit par la
force et la menace à un écrivain - en pleine Union
Européenne - d'exprimer ses propres idées.
Il n'y a aucune nécessité a
être pour ou contre les opinions de Soral pour dénoncer
la dangereuse discrimination - sous-évaluée - dont
il est la victime et d'en réclamer la cessation immédiate.
Nous dénonçons le lynchage moral
et physique de Soral justement parce que nous voulons rester neutres
et sortir de ce « silence-consentement » qui nous
assimile à une certaine opposition qui préfère
rester muette; opposition qui pense injustement que, au fond,
« il l'a bien cherché » et qui laisse faire
le sale travail à d'autres plutôt que de se confronter
avec lui sur le terrain des idées.
Nous ne sommes pas pour ou contre Soral, mais
nous pensons qu'il est avant tout la victime de ce snobisme ou
de cette paresse intellectuelle qui en général finit
par accepter les crimes de masse (comme dans un régime
totalitaire) ou individualisés (la suppression violente
d'hommes dérangeants et tombés en disgrâce,
comme Gramsci ou Pasolini).
N'ayant jamais fait partie du « politiquement
correct » qui se donne bonne conscience en remplissant son
sac dans les supermarchés de la Solidarité, nous
tenons a signaler le cas Soral a l'attention des Italiens pour
n'avoir aucune complicité dans cette nouvelle chronique
d'un délit annoncé, car nous connaissons les dommages
de la censure et de la loi préventive du silence, ainsi
que le mécanisme du bouc émissaire. Et cela ne
nous plaît ni pour nous ni pour les autres.
Nous considérons que la crédibilité
d'une nation civilisée se vérifie dans sa constante
capacité à la confrontation, et dans sa non moins
constante capacité a offrir les mêmes chances a tous,
forts ou faibles. Nous ne comprenons donc pas pourquoi Soral ne
puisse profiter de cette protection due è n'importe quel
homme public ayant subi des agressions physiques et des menaces
de mort de la part d'organisations extrémistes, même
si, sournoisement, celles-ci n'ont pas été revendiquées.
Une protection de la part des forces de l'ordre a pourtant été
concédée a des écrivains comme Salman Rushdie
ou au Napolitain Roberto Saviano menacé par la Camorra,
c'est-à-dire à ceux qui sont exposés à
des menaces d'exécution de la part d'une justice collective
différente de celle de l'État.
Il nous semble donc encore plus incompréhensible
que le 3 décembre dernier, Soral ait été
dans un premier temps officiellement invité puis ensuite
éloigné d'une manifestation culturelle de l'Institut
des Sciences Politiques de Paris justement parce que sur
lui pesait une « menace de mort ». Nous tenons ici
à rappeler - quitte a frôler le pléonasme
- que menacer de mort quelqu'un n'est admissible dans aucun système
judiciaire de l'Union Européenne.
Il nous semble donc que :
- Soral s'est entièrement pris la responsabilité
de ses propres idées car il ne les a pas divulguées
dans des tracs anonymes mais au contraire il les a publiées
dans six ou sept livres régulièrement imprimés
par une fameuse maison d'édition, livres qui ont été
proposés au public dans les librairies françaises
et qui ont été achetés par des lecteurs ayant
librement choisi de le faire;
- du moment que les livres de Soral n'ont pas été
interdits de vente, qui se laisse intimider par les « menaces
de mort » déjà citées ou qui agit sous
leur influence en isolant Soral plutôt qu'en réagissant,
accepte la criminalité organisée, quelle qu'elle
soit.
En Italie cela signifie « accepter de payer
la mafia plus que de la dénoncer », comme ce serait
un droit et un devoir.
Ne serait-il donc pas évident que
l'Institut qui a officiellement invité Soral ainsi que
tous ses collègues écrivains présents expriment
leur solidarité à son égard pour le seul
fait qu’il avait subi une menace de mort à cause
de l'indépendance et de l'anticonformisme de sa pensée,
valeurs fondatrices de la déontologie de chaque écrivain
ainsi que de chaque institution culturelle publique ?
Et bien non ! Il arrive tout le contraire; on ajoute l'illégalité
a l'illégalité, on pêche en eaux troubles
:
- on invite officiellement Soral à une innocente journée
de dédicaces collectives de livres (et non pas pour tenir
d'embarrassantes réunions publiques) ;
- quand il se présente on lui annonce qu'il a été
rayé de la liste des invités ;
- puis, avec la motivation qu'il est « simplement »
indésirable car la menace qui pèse sur lui met a
risque le public présent, on appelle les forces de l'ordre
non par pour garantir la sécurité de l'écrivain
et du public venu aussi pour lui (comme on l'attendrait d'une
République qui est connue pour sa sauvegarde des droits
civils et pour la liberté avec laquelle elle attribue et
elle a attribué le droit d'asile a des réfugiés
politiques du monde entier, Italie comprise) mais plutôt
pour libérer du poids de Soral l'intérieur de l'Institut
et l'escorter dans la rue ;
- enfin, une fois accompagné par les forces de l'ordre
sur le sol public, devant l'entrée de l'Institut, on lui
ordonne de dégager la rue, où il aurait pu continuer
a autographier ses propres livres et rencontrer ceux qui étaient
venus pour lui, sous le prétexte qu'il pouvait déranger
l'ordre public.
Au comble de cet humour involontaire, il ne manquait
plus que, au coin de la rue, comme par hasard, se trouvaient deux
ou trois agresseurs masqués qui ont infligés au
pauvre Soral quelques coups de matraque, comme cela il avait finalement
un motif valable pour crier au complot, en se procurant même
quelques images héroïques à envoyer sur Internet
pour construire son personnage de persécuté politique...
A nous Italiens, cette mentalité de Bureaucrates
du Château kafkaïen nous rappelle de trop la dérive
de la légalité de notre République, des
massacres des années de plomb au corps martyrisé
de P. P. Pasolini en passant par tous ces jeunes qui, de Pinelli
à Giuliani, ne sont pas sortis vivants de la spirale de
cette mentalité-là.
Comme bien peu de vérité est sortie des tribunaux
au sujet de toutes ces « sentences de morts ».
Nous, du Parti de l'Amour, justement parce que
nous sommes sortis de cette expérience italienne sans en
tirer aucun avantage politique, nous nous opposons à ce
que le mécanisme infernal de la loi du silence se répète
sous nos yeux et nous nous engageons a ouvrir en Italie une
Liste Publique de Défenseurs afin de demander au Ministre
de l'Intérieur Nicolas Sarkozy que soit consenti à
Alain Soral de continuer a s'exprimer librement, en lui accordant
une protection culturelle, civile et physique digne de cette liberté
d'expression propre à la tradition de son pays et qui,
de fait, lui est déjà consentie dans les librairies
françaises.
En particulier nous demandons que Soral puisse
profiter de la protection de la police, vu que le coupable retard
institutionnel sur cette mesure - pourtant due - peut résonner
comme un dangereux encouragement à la discrimination à
son égard, ne pouvant qu'augmenter son isolement et sa
vulnérabilité.
En bref, nous réclamons haut et fort
que plus personne ne touche à Alain Soral !
Le Comité de Direction du Parti de l’Amour
Signataire
Mauro Biuzzi, le Secrétaire national
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