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Nessuno tocchi Alain Soral!

13 dicembre 2006
  comunicato"Nessuno tocchi Alain Soral!"






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NESSUNO TOCCHI ALAIN SORAL!


Lo scrittore Alain Soral, come ciascuno di noi, è il solo responsabile delle proprie idee ma ciascuno di noi, se vive in una Repubblica e non in un Regime, è responsabile del fatto che ad uno scrittore, nei nostri stessi territori dell'Unione Europea, sia impedito con la forza e con la minaccia di esprimere le proprie idee.

Non c'è alcun bisogno di essere pro o contro le opinioni sociali di Soral per segnalare e chiedere che la pericolosa e sottovalutata discriminazione nei suoi confronti abbia fine.

Noi denunciamo il linciaggio morale e fisico di Soral proprio perché vogliamo restare neutrali, uscire, cioè, da un silenzio-assenso che ci omologa ad una opposizione omertosa alle sue idee, la quale scorrettamente pensa che, infondo, "se l'è cercata" e che fa fare il lavoro sporco ad altri, piuttosto di confrontarsi con lui sul terreno delle idee.

Noi non siamo pro o contro Soral, ma pensiamo che egli sia soprattutto vittima di questo snobismo o pigrizia intellettuale che in genere finisce col dare mano libera al perpetrarsi di crimini pubblici (un regime totalitario) e privati (la soppressione violenta di uomini scomodi e caduti in disgrazia, come Gramsci o Pasolini).

Non essendo mai stati nei libri-paga di quella correttezza politica che si mette a posto la coscienza e la borsa nei supermarket della Solidarietà, ci riteniamo insospettabili nell'affermare che segnaliamo il caso Soral all'attenzione degli italiani per non voler avere alcuna complicità in un nuovo delitto civile annunciato, perché conosciamo i danni della censura e dell'omertà preventiva, il meccanismo autoritario del capro espiatorio. E non ci piace né per noi né per gli altri.

Riteniamo che la tenuta e la credibilità di una società civile si verifichi nella sua costante capacità di confronto, nella sua costante capacità di offrire le stesse opportunità e garanzie a soggetti più o meno forti: per ciò non comprendiamo per quale ragione non venga concessa a Soral dalla forza di polizia quella protezione che è dovuta ad un uomo pubblico che abbia subito aggressioni fisiche e minacce di morte da parte di organizzazioni estremiste, pur se, furbescamente, non rivendicate. E tutto questo in un progressivo isolamento mediatico. Una protezione che è stata concessa nel mondo tanto a scrittori come Salman Rushdie quanto in Italia allo scrittore napoletano Roberto Saviano minacciato dalla Camorra, ovvero a tutte quelle singole persone esposte a minacce di esecuzione da parte di una giustizia collettiva diversa da quella dello Stato.

Premesso tutto questo, ci rimane ancora più incomprensibile il fatto che il 3 dicembre scorso, Soral sia stato dapprima regolarmente invitato quindi allontanato da una manifestazione culturale dell'Istituto di Scienze Politiche di Parigi proprio in quanto su di lui gravava una "minaccia di morte" e, vogliamo pleonasticamente ricordarlo, minacciare di morte qualcuno è cosa non ammessa in nessun ordinamento giuridico dell'Unione europea.

A noi dunque sembra:
- che Soral si sia preso interamente la responsabilità delle proprie idee non divulgandole attraverso volantini anonimi, bensì pubblicandole in sei o sette libri regolarmente stampati da una nota casa editrice, distribuiti nelle librerie francesi e acquistati da quei lettori che hanno scelto liberamente di farlo;
- che, finché i libri di Soral non verranno ritirati dalle librerie con un'ordinanza pubblica, chiunque si faccia intimidire dalle suddette "minacce di morte" o agisca sotto la loro influenza emarginando Soral piuttosto che reagire ad esse, in sostanza patteggi con la criminalità organizzata, qualsiasi essa sia.
In Italia si direbbe che accetta di pagare il pizzo piuttosto che denunciare il suo estorsore, come sarebbe suo diritto e dovere.

Non sarebbe stato quindi doveroso per l'Istituto che ha regolarmente invitato Soral e per i suoi colleghi scrittori presenti esprimergli solidarietà per il solo fatto che egli aveva subito una minaccia di morte a causa dell'indipendenza e dell'anticonformismo del suo pensiero, valori questi ultimi fondativi della deontologia stessa di ogni scrittore e anche di ogni istituzione culturale pubblica?

E invece no! Accade tutto il contrario, si confondono i piani, si somma illegalità ad illegalità, si pesca nel torbido:

- si invita regolarmente Soral ad un'innocua giornata di dediche collettive di libri (e non a tenere imbarazzanti comizi pubblici);
- poi quando si presenta gli si dice che è stato cancellato dalla lista degli autori invitati;
- quindi, con la motivazione che è “semplicemente” indesiderato poiché la minaccia che pende sul suo capo mette a rischio anche il pubblico presente alla tranquilla manifestazione, si chiama la Securitè ma non per garantire la sicurezza dello scrittore e del pubblico venuto anche per lui (come ci si aspetterebbe in una Repubblica che è famosa per il suo garantismo e per la liberalità con cui concede e ha concesso asilo a ricercati politici di tutto il mondo, Italia compresa) bensì per rimuovere di peso Soral dall'interno dell'Istituto e scortarlo in strada;
- infine, una volta accompagnato dagli agenti sul suolo pubblico, davanti all'ingresso dell'Istituto, gli si intima di sgombrare anche dalla strada, dove avrebbe potuto continuare ad autografare i propri libri e incontrare coloro che erano venuti per lui, col pretesto del turbamento della quiete pubblica.

Al colmo dell'umorismo involontario, ci mancava solo che all'angolo della strada, guarda caso, ci fossero stati due o tre aggressori mascherati che avessero dato al povero Soral un po' di manganellate, così finalmente avrebbe avuto un motivo valido per gridare al complotto, procurandosi anche qualche altra eroica immagine da mettere in Internet per costruire il suo personaggio di perseguitato politico…

A noi italiani questa mentalità da Burocrati del Castello kafkiano ci ricorda troppo da vicino la deriva della legalità nella nostra Repubblica, dalle stragi di Stato agli anni di piombo, passando per il corpo martoriato di P.P. Pasolini e per tutti quei giovani, da Pinelli a Giuliani, che dalla spirale di quella mentalità non ne sono usciti vivi. Come poca verità è ancora uscita dai Tribunali in merito a tutte quelle "sentenze di morte".

Noi del Partito dell'Amore, proprio perché da quelle esperienze italiane ne siamo usciti senza trarne alcun vantaggio politico, ci opponiamo a che quel meccanismo infernale di omertà si ripeta sotto i nostri occhi e ci impegniamo ad aprire in Italia una libera Lista di Pubblici Sostenitori che insieme a noi chiedano al Ministro degli Interni Nicolas Sarkozy che ad Alain Soral sia consentito di continuare ad esprimersi liberamente, concedendogli una protezione culturale, civile e fisica degna di quella libertà di espressione propria alla tradizione del suo Paese e che, infatti, gli è già concessa nelle pubbliche librerie francesi.

In particolare chiediamo che a Soral sia concessa la vigilanza di polizia, dato che il colpevole ritardo istituzionale su questo provvedimento dovuto può suonare come un pericoloso incoraggiamento a comportamenti di discriminazione nei suoi confronti, che non possono che aumentare il suo isolamento, la sua vulnerabilità e il suo condizionamento intellettuale e civile.

Insomma, chiediamo con forza e in primo luogo che nessuno tocchi più Alain Soral!


Il Comitato Direttivo del Partito dell'Amore


Firmatario per il Partito dell'Amore
Mauro Biuzzi, Segretario Nazionale



Per sottoscrivere la nostra Lista dei Pubblici Sostenitori di Alain Soral, che noi inoltreremo al Ministero degli Interni francese per via postale, potete inviare una e-mail, il cui indirizzo non sarà reso noto, con le seguenti informazioni:

oggetto: Sottoscrivo Lista Soral;

messaggio: vostro nome e cognome (obbligatorio), data di nascita, città di residenza, professione (facoltativo) e un eventuale messaggio.


Invia la tua adesione

Per ovvie ragioni di maggiore credibilità, sarebbe meglio spedire gli stessi dati richiesti per l'e-mail su un foglio da voi sottoscritto, anche in busta senza mittente e con il seguente indirizzo:

Casella Postale 8 - UPR
05019 - Orvieto Stazione (TR)

Per informazioni potete telefonare ai numeri +39 340 6607759 - +39 347 6435950.


traduzione del comunicato in francese:

QUE PERSONNE NE TOUCHE À SORAL !

L'écrivain Alain Soral, comme chacun d'entre nous, est l'unique responsable de ses
propres idées mais, si l’on vit dans une République et non pas sous un régime autoritaire, nous sommes tous responsables du fait qu'il a été interdit par la force et la menace à un écrivain - en pleine Union Européenne - d'exprimer ses propres idées.

Il n'y a aucune nécessité a être pour ou contre les opinions de Soral pour dénoncer la dangereuse discrimination - sous-évaluée - dont il est la victime et d'en réclamer la cessation immédiate.

Nous dénonçons le lynchage moral et physique de Soral justement parce que nous voulons rester neutres et sortir de ce « silence-consentement » qui nous assimile à une certaine opposition qui préfère rester muette; opposition qui pense injustement que, au fond, « il l'a bien cherché » et qui laisse faire le sale travail à d'autres plutôt que de se confronter avec lui sur le terrain des idées.

Nous ne sommes pas pour ou contre Soral, mais nous pensons qu'il est avant tout la victime de ce snobisme ou de cette paresse intellectuelle qui en général finit par accepter les crimes de masse (comme dans un régime totalitaire) ou individualisés (la suppression violente d'hommes dérangeants et tombés en disgrâce, comme Gramsci ou Pasolini).

N'ayant jamais fait partie du « politiquement correct » qui se donne bonne conscience en remplissant son sac dans les supermarchés de la Solidarité, nous tenons a signaler le cas Soral a l'attention des Italiens pour n'avoir aucune complicité dans cette nouvelle chronique d'un délit annoncé, car nous connaissons les dommages de la censure et de la loi préventive du silence, ainsi que le mécanisme du bouc émissaire. Et cela ne nous plaît ni pour nous ni pour les autres.

Nous considérons que la crédibilité d'une nation civilisée se vérifie dans sa constante capacité à la confrontation, et dans sa non moins constante capacité a offrir les mêmes chances a tous, forts ou faibles. Nous ne comprenons donc pas pourquoi Soral ne puisse profiter de cette protection due è n'importe quel homme public ayant subi des agressions physiques et des menaces de mort de la part d'organisations extrémistes, même si, sournoisement, celles-ci n'ont pas été revendiquées. Une protection de la part des forces de l'ordre a pourtant été concédée a des écrivains comme Salman Rushdie ou au Napolitain Roberto Saviano menacé par la Camorra, c'est-à-dire à ceux qui sont exposés à des menaces d'exécution de la part d'une justice collective différente de celle de l'État.

Il nous semble donc encore plus incompréhensible que le 3 décembre dernier, Soral ait été dans un premier temps officiellement invité puis ensuite éloigné d'une manifestation culturelle de l'Institut des Sciences Politiques de Paris justement parce que sur lui pesait une « menace de mort ». Nous tenons ici à rappeler - quitte a frôler le pléonasme - que menacer de mort quelqu'un n'est admissible dans aucun système judiciaire de l'Union Européenne.

Il nous semble donc que :
- Soral s'est entièrement pris la responsabilité de ses propres idées car il ne les a pas divulguées dans des tracs anonymes mais au contraire il les a publiées dans six ou sept livres régulièrement imprimés par une fameuse maison d'édition, livres qui ont été proposés au public dans les librairies françaises et qui ont été achetés par des lecteurs ayant librement choisi de le faire;
- du moment que les livres de Soral n'ont pas été interdits de vente, qui se laisse intimider par les « menaces de mort » déjà citées ou qui agit sous leur influence en isolant Soral plutôt qu'en réagissant, accepte la criminalité organisée, quelle qu'elle soit.

En Italie cela signifie « accepter de payer la mafia plus que de la dénoncer », comme ce serait un droit et un devoir.

Ne serait-il donc pas évident que l'Institut qui a officiellement invité Soral ainsi que tous ses collègues écrivains présents expriment leur solidarité à son égard pour le seul fait qu’il avait subi une menace de mort à cause de l'indépendance et de l'anticonformisme de sa pensée, valeurs fondatrices de la déontologie de chaque écrivain ainsi que de chaque institution culturelle publique ?

Et bien non ! Il arrive tout le contraire; on ajoute l'illégalité a l'illégalité, on pêche en eaux troubles :
- on invite officiellement Soral à une innocente journée de dédicaces collectives de livres (et non pas pour tenir d'embarrassantes réunions publiques) ;
- quand il se présente on lui annonce qu'il a été rayé de la liste des invités ;
- puis, avec la motivation qu'il est « simplement » indésirable car la menace qui pèse sur lui met a risque le public présent, on appelle les forces de l'ordre non par pour garantir la sécurité de l'écrivain et du public venu aussi pour lui (comme on l'attendrait d'une République qui est connue pour sa sauvegarde des droits civils et pour la liberté avec laquelle elle attribue et elle a attribué le droit d'asile a des réfugiés politiques du monde entier, Italie comprise) mais plutôt pour libérer du poids de Soral l'intérieur de l'Institut et l'escorter dans la rue ;
- enfin, une fois accompagné par les forces de l'ordre sur le sol public, devant l'entrée de l'Institut, on lui ordonne de dégager la rue, où il aurait pu continuer a autographier ses propres livres et rencontrer ceux qui étaient venus pour lui, sous le prétexte qu'il pouvait déranger l'ordre public.

Au comble de cet humour involontaire, il ne manquait plus que, au coin de la rue, comme par hasard, se trouvaient deux ou trois agresseurs masqués qui ont infligés au pauvre Soral quelques coups de matraque, comme cela il avait finalement un motif valable pour crier au complot, en se procurant même quelques images héroïques à envoyer sur Internet pour construire son personnage de persécuté politique...

A nous Italiens, cette mentalité de Bureaucrates du Château kafkaïen nous rappelle de trop la dérive de la légalité de notre République, des massacres des années de plomb au corps martyrisé de P. P. Pasolini en passant par tous ces jeunes qui, de Pinelli à Giuliani, ne sont pas sortis vivants de la spirale de cette mentalité-là.
Comme bien peu de vérité est sortie des tribunaux au sujet de toutes ces « sentences de morts ».

Nous, du Parti de l'Amour, justement parce que nous sommes sortis de cette expérience italienne sans en tirer aucun avantage politique, nous nous opposons à ce que le mécanisme infernal de la loi du silence se répète sous nos yeux et nous nous engageons a ouvrir en Italie une Liste Publique de Défenseurs afin de demander au Ministre de l'Intérieur Nicolas Sarkozy que soit consenti à Alain Soral de continuer a s'exprimer librement, en lui accordant une protection culturelle, civile et physique digne de cette liberté d'expression propre à la tradition de son pays et qui, de fait, lui est déjà consentie dans les librairies françaises.

En particulier nous demandons que Soral puisse profiter de la protection de la police, vu que le coupable retard institutionnel sur cette mesure - pourtant due - peut résonner comme un dangereux encouragement à la discrimination à son égard, ne pouvant qu'augmenter son isolement et sa vulnérabilité.

En bref, nous réclamons haut et fort que plus personne ne touche à Alain Soral !


Le Comité de Direction du Parti de l’Amour

Signataire
Mauro Biuzzi, le Secrétaire national

 
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