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Teoria ELEZIONI POLITICHE del 13 Aprile 2008

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LO SPETTACOLO pornocratico DELLE ELEZIONI POLITICHE NON CI INTERESSA!

    MATERIALI TEORICI per l'ASTENSIONE alle ELEZIONI POLITICHE del 13 Aprile 2008




- MAIL DI SEGNALAZIONE PER   INSERIMENTI E INVIO   MATERIALI   PER QUESTA   PAGINA:





   Scrivi al Partito dell'Ex Voto



- LEGENDA ARGOMENTI:



- RIFLESSIONE: materiali o link verso siti dove si espongono concetti ed elaborazioni inedite o non scontate sulle ragioni politiche, storiche, antropologiche, ecc. che motivano il cosiddetto astensionismo elettorale nelle democrazie fondate sul suffragio universale;

- BIBLIOGRAFIA: materiali o link verso siti in cui sono riscontrabili gli estremi indispensabili per aprire un'argomentazione seria e senza pregiudizi sulla capacità del voto di essere ancora il mezzo principale per l'espressione della volontà popolare e democratica;

- DOXA: materiali o link verso siti in cui si riportano opinioni autorevoli e argomentate, anche diverse dalle nostre, sul tema dell'astensione;

-  : nostra valutazione da 0 a 5 stelle dei contenuti del link .


- IN EVIDENZA in questa pagina:


- Pasoliniana I
- Jean Baudrillard sulla legge elettorale bipolare
- l'outing antiastensionista di Nanni Moretti e dei neo-intellettuali di Regime


- CALENDARIO aggiornamenti   rassegna

- NOSTRE NOTE (alle citazioni in corsivo)
- 12 aprile
DOXA








- Ancora della serie "A futura memoria". Pubblichiamo l'opinione di Marcello Veneziani che è l'unico in questa rassegna che non prende alcuna posizione personale sull'astensione o sul voto.
Si limita infatti a dare una disincantata versione delle velleità sia di chi vota sia di chi dice di volersi astenere, limitando gli elettori che sulla questione non ci dormono a quei pochi che si troverebbero schiacciati tra i due poli e le rispettive estremità. Nessun travaso tra destra e sinistra, poca astensione.
Insomma, alla fine poche indecisioni e alle urne con molta malavoglia. Insomma la solita Italia sfigata e perdente in cui la Casa delle Libertà sarebbe di nuovo una rassegnata "casa del nespolo", sorda ad entusiasmi d'altri tempi e in linea con gli orizzonti più bigi del mare di Aci Trezza.

Allegria!

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- 12 aprile
DOXA








- Della serie "A futura memoria". Pubblichiamo l'opinione a favore del voto di Oliviero Beha per l'ovvia autorevolezza dell'autore, non mancando di notare però un paradosso nella sofferta e tortuosa espressione della sua opinione: Beha afferma di votare parlando solo e sostanzialmente per antinomie ovvero preoccupandosi solo delle ragioni dell'astensione.
Infatti rimuove le ragioni del voto al punto di non dire per chi vota, ne di farlo capire tra le righe.
Infatti è costretto ad ammettere che "Così ho smontato politicamente,razionalmente e umoralmente la catena di ragioni per cui avrei disertato volentieri per la prima volta nella mia vita di elettore.".

E meno male che non si tratta, come nel nostro caso, di un irresponsabile alfiere dell'anti-politica.


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- 11 aprile
RIFLESSIONE








- Ci arriva una segnalazione in merito ad una particolare iniziativa di Par conditio di un blogger che, per la chiusura della campagna elettorale, ha deciso di pubblicare l'appello conclusivo di Moana per il PdA alle elezioni amministrative del 1993.

- vedi il blog con l'appello-omaggio a Moana

Ci rendiamo perfettamente conto che in una campagna elettorale dove le uniche vivacità, dal punto di vista contenutistico e mediatico, sono state l'astensionismo responsabile (che non si è visto e che non può fare appelli tv) e Giuliano Ferrara, Moana e il PdA hanno ancora oggi gioco fin troppo facile...

Non siamo nostalgici ma ringraziamo il blogger e pubblichiamo anche noi la tribuna di Moana, convinti che lei ci avrebbe seguito anche oggi nella campagna astensionista, tanto per la scarsissima vocazione "governativa" e borghese che dimostrò in una vita senza sotterfugi e conformismi, quanto per la sua conseguente e rara capacità di indignarsi profondamente per la disonestà morale e in particolare per quella politica, per la sua concreta vicinanza agli umili e agli sfruttati, che sarebbe stata oggi esattamente come allora (quando il voto di protesta fece del PdA una delle bandiere popolari contro Tangentopoli, ma non fu abbastanza numeroso da salvare l'Italia da Veltrusconi. Italia che in questo senso si merita la classe politica che ha, secondo il vecchio adagio, non essendosi invece meritata Moana o le persone oneste come lei. Meditate gente...).

Noi del PdA continuiamo quella lunga marcia: il nostro ex-Voto significa apppunto che pensiamo a Moana e ci asteniamo (dal votare).

E così abbiamo fatto pure la nostra tribunetta politica finale.




- 11 aprile
DOXA








- In un modo che non poteva che essere diametralmente speculare a quello della Bindi (PD), riportato qui sotto, Berlusconi (PdL) vede nell'astensionismo non un vantaggio per il suo partito, come gridato dalla Bindi e da tutta la sinistra (che se così fosse l'astensionismo dovrebbe trovare nel leader del PdL un suo magari tacito sostenitore), bensì una "vera incognita", secondo quanto oggi ci manda a dire:

La vera incognita per l'ex premier - spiegano dal quartier generale di Forza Italia - è l'astensione. Nelle Politiche del 2006 andò alle urne l'82% degli italiani e, stando ai calcoli di Berlusconi, con un'affluenza attorno al 78-79% il Popolo della Libertà può dormire sonni tranquilli.
Al contrario, sotto questa quota, la situazione si complicherebbe a Palazzo Madama, ma non a Montecitorio.


Anche la matematica dell'astensione, dunque, diventa materiale per un'estrema doxa speculare per i due poli del bipolarismo PdL/PD, senza alcun referente nella concreta volontà politica dell'elettorato, paradosso che poggia sulla sostanziale perdita di peso politico del voto, con il palese capovolgimento dell'unico valore politico ed "elettorale" rimasto all'elettore proprio nell'astensione manifesta, come sfida ad un meccanismo di rappresentanza sostanzialmente indifferente alla sua volontà.

- leggi l'intero articolo

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- 11 aprile
DOXA








- Quasi a bocce ferme, arrivano gli ultimi comunicati elettorali. Neanche Rosy Bindi, anche dati i risultati personali alle primarie, non poteva non dedicare un comunicato in extremis contro l'astensione, forse anche con un occhio all'astensionismo cattolico.
Data la rara schiettezza e il minimo narcisismo autoreferenziale del personaggio politico, non si può non osservare nel merito del suo comunicato:

1) che imputare a Beppe Grillo il fenomeno dell'astensione significa solo che anche la Bindi non vede fuori dell'ottica della propaganda politica mediatizzata di cui fa parte, ovvero non valuta il fenomeno nella sua interezza, complessità e prospettiva (obiettivo che il Pda si è dato all'inizio della campagna elettorale nel compilare questa articolata e commentata rassegna, scommettendo sul fatto che alla fine ci sarebbe stato materiale per una memoria unica nella storia elettorale italiana). D'altronde credere che l'attuale crisi di rappresentanza della politica possa risolversi nel confronto con un Masaniello catartico, è prospettiva rosea se non legata ad un'idea ottocentesca e confessionale della partecipazione popolare;

2) che dire "L’astensione premia chi sta facendo una campagna elettorale insultando gli avversari e senza avanzare proposte." è segno di non aver ancora potuto o voluto studiare una rassegna come la nostra, se si vuole, come si vuole, escludere la malafede del comunicato.


- leggi il comunicato di Rosy Bindi

- leggi il comunicato on line


- 11 aprile
RIFLESSIONE








- Il "Cavalier della compagnia" liberal-pornocratica italiana ("che è ferito e sta per morir", a causa del risultato delle elezioni e per le numerose micro-azioni di commando portate a segno dal nostro Partito dell'Amore, del quale ha attribuito spesso il nome di battaglia alle sue Sturmtruppen, tanto per confondere il nemico), ieri ci manda a dire dalla sua porno-Alpina Z.(la candidata-gerarca del Circolo della Libertà di Lecco, porno-Kapò Federica Zarri), il seguente messaggio in e-mail battagliera (tutta in maiuscolo):

"BASTA SCEMENZE, IL PARTITO DELL'AMORE E' UNA BUFFONATA, UNA PAGLIACCIATA.
FEDERICA ZARRI E' L'UNICA ATTRICE HARD CHE PUO' CAMBIARE L'ITALIA.
LE COSIDETTE PORNOSTAR SONO TROPPO TONTE PER FARE POLITICA.
DROGATE E INCOCAINATE.
COMUNISTI DI MERDA, TUTTI IN GALERA.
"
- leggi l'e-mail di Federica Zarri al PdA

La dobbiamo mettere nella sezione Teoria o nella sezione Prassi? O aprire una sezione Isteria?

O forse dovremmo aprire direttamente una sezione G.A.P., come fecero i nostri nonni (cfr. Gruppi d'Azione Partigiana, classe 1944 e non 1970: "la Gap quand'è'l che ariva, non lascia lettere ne biglettin./ Non stà 'a bussar la porta, sei già persona morta, che'l popolo t'ha condannà!").

Ai posteri l'ardua sentenza? No, meglio al nostro avvocato. Meglio "Giustizia e libertà" per la nostra porno-Guardia Carceraria Z. e per la nostra povera porno-Repubblica.

D'altronde sulla parabola discendente del femminismo di destra abbiamo già detto.

Intanto guardate qui a sinistra il simbolo politico della porno-Staffetta Z.: che vi ricorda, moooolto alla lontana?

A noi ricorda dalla A di Amore (passando per la M di Moana) alla Z di Zarri. Sì, ci siamo capiti: dalla serie A alla Z.

Certo, che bella croce si è preso il PdA con 'sta Pornocrazia italiana...

- leggi un commento "politico" di Stanlio Ollio alla Zarri

- leggi il commento di Stanlio Ollio su Aprileonline


- 10 aprile
DOXA








- Non possiamo non riportare l'unica opinione contraria all'astensione che ci sentiamo di prendere in considerazione con attenzione, non perché condividiamo l'opinione e la collocazione politica di Lucio Manisco, né per il rispetto per la rara coerenza di questo autore, bensì perché la sua valutazione negativa sull'astensione viene da posizione di tale non conformità al Regime che comunque non è argomentata con i soliti e furbi cliché.

Meno che sul paragone dell'astensionismo italiano con quello, inefficace, degli americani, questo sì luogo comune che molto circola anche in rete, sul quale prendiamo l'occasione di fare le nostre seguenti notazioni:

1) che gli Stati Uniti hanno un sistema bipolare maturo e il presidenzialismo da decenni, il cui risultato sociale è un'astensionismo di disaffezione e di impotenza politica (che poi si organizza da sempre in forti movimenti d'opinione e dal basso);

2) che, in Italia, a differenza che negli U.S.A., il bipolarismo è ancora l'espressione di un modello di potere coloniale e imposto dall'alto (dal modello euro-atlantico del dopo muro di Berlino, nuova espressione della spartizione italiana nel dopo Yalta tra Russia e U.S.A.), dunque estraneo alle ragioni proprie della nostra unità nazionale, che stenta a coincidere con quelle di una Repubblica nata dal referendum abrogativo del dopoguerra e ancora mai sostanziata e identificata oltre i termini di quella spartizione anglo-sovietica, che fece seguito alla sconfitta dell'Italia fascista.

Non possono quindi essere liquidati facilmente i connotati "patriottici" che l'astensionismo di queste elezioni mette in gioco contro la corruzione della sua classe politica (il governo di Prodi è caduto su Mastella, mica su un Falcone o un Borsellino o un Aldo Moro o un Pinelli, che pure bastò ad aprire la lunga parentesi di extra-politica ancora oggi aperta in Italia, e che durerà finché avremo Berlusconi/Di Pietro in Parlamento invece che imprenditori e magistrati al loro posto).

Come non si può non vedere che questo astensionismo responsabile è la continuazione della cosidetta e recente anti-politica (anche qui un alfa privativo che va notato), e che questo nuovo insieme è certamente l'unico che esprime con decisione e per la prima volta la volontà di impedire che un sistema di rappresentanza oligarchico (come quello subito dagli americani, ma anche dai francesi, o dai Turchi, o dagli Iraniani, ovunque una nazione voglia sottrarsi alla mondializzazione dell'economia politica di mercato) si istalli dal 15 aprile anche in Italia e proprio con il pieno sostegno di tutto l'elettorato.

Potremmo concludere dicendo che l'astensionismo americano nasceva dalla forza della falce e martello (sovietica) e quello italiano di oggi nasce dalla debolezza della falce e martello (italiana): ci pare proprio tutto un altro scenario (infatti c'è chi parla, impropriamente e vampirescamente, di un astensionismo di sinistra che semmai è di anti-sinistra), con differenze che, se fossero capite, offrono prospettive politiche tutt'altro che catastrofiche, con una Nazione che si può salvare proprio come si può salvare la faccia.

Auguri a chi le vuole tutte e due, la Patria e la faccia.

- leggi la dichiarazione di voto di Lucio Manisco

- leggi la dichiarazione on line


- 10 aprile
RIFLESSIONE








- Trash-story di Regime, seconda parte: dopo il culo, il leccaculo pornocratico. Come da copione, la congiunzione degli opposti (l'omologazione) continua. Ecco come va a finire la story della pornocrazia partitocratica alla Schicchi: da trasgressiva a politicamente corretta (inoffensiva, servile, pubblicitaria e mercantile).

Fatta appunto la pubblicità alla premiata ditta PS-Grillini-Schicchi, la compagna Milly si incipria il naso e singhiozza contrita allo sceriffo italo-americano Boselli, come una cocotte smarrita nel Far-West elettorale di una miniserie political-spaghetti di serie B (e perciò massimo del cult all'italiana):

''Mi scuso pubblicamente con Enrico Boselli, dopo le polemiche per l'affissione dei manifesti elettorali a Romà'. Così Milly D'Abbraccio, candidata socialista in due municipi di Roma. L'attrice, nota per aver interpretato film porno, ha fatto affiggere manifesti per pubblicizzare la sua candidatura con un fondoschiena in mostra e lo slogan: ''Basta con i soliti manifesti tutti uguali, basta con le solite facce da c... in politica è ora di cambiare facce'. ''Ha ragione - spiega D'Abbraccio - quei manifesti non andavano realizzati in quel modo e soprattutto non andavano affissi. Mi scuso davvero, spero di non aver danneggiato il mio partito utilizzandone il marchio senza neanche averne chiesto l'autorizzazione'". (Agr)

Dato che è quasi un dovere per il PdA pronunciarsi su questo caso ipermediatizzato, magari non proprio con il nostro stile, ci sentiamo di dire molto opportunamente (anche a nome di qualche esponente più sfruttato della porno-categoria):

Milly d'Abbraccio... vaffanc...!!!



- leggi l'articolo con l'agenzia


- 9 aprile
RIFLESSIONE








- Se sul fatto, da noi sostenuto, che voto al bipolarismo partitico e pornocrazia sono sinonimi avevamo bisogno di una conferma, il PdA ringrazia i socialisti e la candidata Milly d'Abbraccio (the dark side of Moana) per avercela data, pur se con un messaggio tardivo anche se condivisibile.

Il nostro invito a fare un ex voto, un voto di astensione, con questo caso raggiunge il suo significato più pieno.

Non si capisce poi cosa abbiano da lamentarsi i socialisti, inventori negli anni ottanta del Trash di Regime e della politica-spettacolo, quando commentano ipocritamente il manifesto con la seguente nota:

“Il manifesto di Milly D'Abbraccio rappresenta una scelta autonoma di un candidato circoscrizionale di Roma, e per stile e contenuto non è assolutamentte conforme alla linee e alla tradizione del nostro partito”. E' quanto ha affermato una nota dell'Ufficio stampa del Partito socialista, che ha aggiunto: “La signora D'Abbraccio rimane un candidato circoscrizionale, non è una candidatura strategica e ci auguriamo vivamente che abbia il buon gusto di rimuovere al più presto quei manifesti e di non perseverare nell'affissione”. leggi la nota

Infatti basterà confrontare il manifesto della d'Abbraccio con quello di Moana, per capire al volo la differenza tra partitocrazia pornocratica e noi del PdA nel modo di intendere il tricolore e la Repubblica:

- Confronta il manifesto di Milly con quello di Moana (e astieniti!)

- leggi l'articolo con la notizia della candidatura

- 8 aprile
DOXA


- Ancora su Marco Travaglio perso alla causa astensionista (anti-astensionista) o ancora occupato nelle cause perse (giustizialista)?

Un solo appunto, quasi su un lapsus, là dove afferma:

"Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto.". Punto.

Quest'idea che gli assenti hanno sempre torto, che può anche starci tra presenzialisti di destra e di sinistra, campioni italiani di occupazione di studi televisivi a colpi di par conditio, trascura però la fondamentale regola democratica che vuole che anche i nani comincino da piccoli (si riveda il sistema sociale, così simile a quello attuale in Italia, che Werner Herzog ci mostra nel film "Anche i nani hanno cominciato da piccoli").

In quel lapsus Travaglio, come un novello Marat mediatico, dimostra un disincantato disprezzo, non tanto per quei cittadini-elettori che si votano al non voto sulla propria pelle (ovvero senza la copertura politica di Partiti e partitini), quanto per il dato palese che la democrazia è per antonomasia l'espressione politica delle minoranze, per non dire della parte più povera dell'elettorato, per non dire di una buona quota del popolo italiano che non esprime la sua sfiducia alla "casta" tutti i giorni in televisione, come fa Travaglio, ma che democraticamente intende farlo con l'astensione responsabile nell'unico giorno in cui ne ha la possibilità, il giorno del voto.

Proprio quel giorno Marco Travaglio invece voterà, a futura memoria, infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto....

- leggi l'articolo di Marco Travaglio


- 8 aprile
DOXA



- Astensionismo: siamo agli outing di razza!

Ma Marco Travaglio non aveva scritto (vedi sopra), testualmente: "...penso che l’astensione – a cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il "meno peggio", ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri."?

Bene, il Cd del Partito dell'Amore, dal suo angolino web-mediatico, gli ricorda e manda a dire:

- 1) che il termine partitocrazia, per noi intellettuali dissidenti e carduccianamente barbari (Odio l'usata poesia: concede/comoda al vulgo i flosci fianchi e senza/palpiti sotto i consueti amplessi/stendesi e dorme.), di area ex-radicale nella quale il detto fu coniato in tempi non sospetti, esso pasolinianamente significa e comprende a pieno titolo anche i partiti della sinistra riformista italiana, prodiana o veltroniana che sia;

- 2) che gli eminenti "ripensamenti" che si verificano a sinistra in questi giorni, vere e proprie "conversioni laiche" se non "Rappel à l'ordre" (se ci si riferisce alla forsennata opera di gesuitica "Propaganda fide" posta in essere da quella meraviglioso Opus di intelletualli-teologico-laici che fa capo alla rivista MicroMega), stanno a dimostrare che la casta partitocratica, di cui la sinistra fa parte, a differenza di quanto affermato da Travaglio, tiene sempre più in grandissimo conto l'astensionismo, come una nuova e possibile forma di scardinamento di quel progetto egemonico che si fonda sul mantenimento di quella dialettica unità/opposizione su cui si è sempre fondata la stessa possibilità di esistenza politica della Sinistra: essere opposizione/vittima della Destra sociale.

Si leggano quindi, a futura memoria:

- leggi l'outing anti-astensionista di Andrea Camilleri

- leggi l'articolo di Andrea Camilleri sul sito de "LaRepubblica.it"


- leggi l'outing anti-astensionista di Paolo Flores d'Arcais

- leggi l'articolo di Paolo Flores d'Arcais sul sito di MicroMega


- 8 aprile
DOXA



- Con Valentino Parlato, nuovo pronunciamento fedele alla linea dei conservatori di sinistra, che invece del "turatevi il naso" ci squadernano il solito rimproverio "fate il gioco della destra" ("i fascismi nascono e crescono nel decadimento della politica"), quando in realtà ci stanno disonestamente dicendo di continuare a sostenere il progetto egemonico della sinistra anche al costo di andare a votare con una legge elettorale che molti cittadini e intelletuali onesti considerano anti-democratica e anti-costituzionale, la qual cosa è il sintomo che chi parla rappresenta proprio quel decadimento della politica nell'attuale fascismo o autoritarismo bipartitico che l'astensionismo vuole invece combattere senza compromessi, sul piano morale e democratico.

Forse a lorsignori ancora sfugge che a minacciare il Palazzo oggi non sono più gli opposti estremismi nei quali si sono formate, nel 1968, le loro classi dirigenti che, pur se deboli, anti-popolari e borghesi, hanno dato fiato e forza a quel Sistema che dicevano di combattere, riciclandosi in quelle minoranze ideologiche che hanno contribuito a farlo campare e crescere per altri trentanni, che quest'anno noi festeggiamo con l'augurio di archiviarli per sempre.

- leggi la lettera di Valentino Parlato

- leggi lo scambio di lettere su "IlManifesto.it"


- 6 aprile
DOXA



- Da Giuliano Ferrara a Nanni Moretti passando per Giovanni Lindo Ferretti (destra, sinistra e centro): finalmente, con la dichiarazione di Moretti, si è conclusa anche a sinistra la predica intellettuale degli splendidi cinquantenni mediatici, della "mejo gioventù degli anni ottanta" che è all'origine della doxa che ufficialmente rappresenta tutto l'arco costituzionale dell'attuale bipolarismo politico italiano.

  All'origine del bipolarismo-spaghetti schizofrenico all'italiana c'è una frase: "Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza..." (Nanni Moretti, Caro Diario). Per non parlare dell'altra frase in cui si lamentava dal palco sul fatto che certi politici erano venuti con le loro facce a rovinare la festa dei Girotondi alla megaconvention di S.Giovanni, con un Rutelli seduto dietro con la faccia proprio nera. Adesso hanno tutti la stessa faccia democratica. "Imprecherai tra i progressisti, maledirai la Fininvest", cantava ai bei tempi Maciste contro tutti.

  E noi, patrioti-provocatori del PdA, da soli mettevamo a nudo il bipolarismo sfidandolo con la sacrosanta nudità politica di Moana, Barbarella e Eva in pelliccia tricolore davanti a qualche centinaio di pischelli fradici di pioggia e di testosterone a mille, in una Piazza del Popolo giustamente deserta d'altro popolo che quello che quel giorno faceva sega (a scuola).

  Con il pronunciamento anti-astensione del terzo dei tre campioni-candidati della colonizzazione freudo-marxista della cultura italiana (con origine comune in quella crisi del PCI che doveva, dalle crisi mistiche degli anni sessanta in poi, partorire il nuovo processo egemonico della piccola-borghesia di sinistra a colpi di outing e contro-outing che con la "proletarizzazione dei ceti medi" continuava in realtà l'opera di imborghesimento dei proletari e di urbanizzazione centralistica del territorio, quel genocidio delle identità popolari italiane denunciato dall'ultimo P.P. Pasolini e che oggi si compie nel bipolarismo liberal-libertario del PdL/PD) si conclude, dai conservatori ai progressisti, l'appello per il ritorno all'ordine unico Destra/Sinistra: da "Tifiamo rivolta!" a "Chi c'è c'è, chi non c'è non c'è". Ovvero, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: e poi non vi venite a lamentare!

  Per chi avesse ancora dubbi, questo arrogante serrare i ranghi dell'intellighènzia fallica e mediatica (da noi definita MinCulPop laico-teologico-omofobico-narcisista nel comunicato Il Partito dell'Ex Voto, ancor più manierista di quelli pangermanico o imperial-romano dei totalitarismi del Novecento) contro l'astensionismo è la vera controprova di quanto ci sia di politicamente altro dal solo tema di una riforma della legge elettorale in questa campagna in cui il sistema-politica italiano mostra muscoli e guru al di sopra (o al di là, come Ferrara) di ogni sospetto.

  E di come si stia manifestando, per la prima volta in Italia, la forma di una nuova irriducibilità politica, vero contenuto dell'astensionismo del 2008, tra un modello politico bipolare di stampo oligarchico, orwelliano, circense e anti-popolare (i nuovi/vecchi conservatori) e un movimento popolare diffuso e interclassista (non generazionale come quello studentesco del '68), che sotto il marchio infamante di anti-politica (anche l'Azione Cattolica di Cosenza lo è?), manifesta civilmente una comune, diffusa e inascoltata volontà di democrazia degli umili e degli sfruttati, non strumentalizzabile ai propri scopi da nessun progetto egemonico di tradizione ideologica o liberal-mercantile novecentesca, da nessuna Pornocrazia.

  Nel manifesto di fondazione del Partito dell'Amore del gennaio 1992, l'Ellisse dell'Amore, prevedendo che avremmo rappresentato, come poi fu, il puro e semplice voto di protesta contro il consociativismo, prima che il consociativismo si traducesse nel blocco bipolare del "conflitto d'interesse" passando per la liquidazione espiatoria dei socialisti di Craxi nel 1993 (il "tutti sapevano e nessuno parlava"), avevamo già avvertito che c'era nella politica italiana filo-Maastricht (il trattato fu firmato il 7 febbraio 1992) e pre-Tangentopoli, un problema di mancanza di nuovi valori politici irrisolvibile con il riformismo e con l'ecomomia politica, laddove scrivevamo:

  "Infatti se avremo seggi, saranno al centro del Parlamento. E che la logica delle Ideologie, circolare per definizione, modifichi pure le sue geometrie tradizionali: noi non saremo tolemaici nei tempi di Copernico: che il Sistema si trasformi pure in un'Ellisse: in un centro, tutti i Partiti e tutte le simulazioni "ideologiche", nell'altro centro, quello autentico, il Partito dell'Amore e i suoi sostenitori. […] Se il Partito dell'Amore non potesse esistere oggi, domani qualcun altro dovrà inventarselo."

  Ma il vero problema (pseudo-edipico) del borghese piccolo piccolo Nanni Moretti (e della sua generazione di intellettuali-comici, ormai quasi inguardabili prodotti dell'ironia senile e anti-erotica alla Woody Allen, nonostante Buster Keaton) era solo e per sempre portare al centro della rappresentazione politica nazionale il proprio conflitto (pseudo-edipico) con il Re Media Berlusconi (per non parlare di quello con il Femminile), come in ogni ordine di simulazione vittimale che si rispetti (vittima/carnefice, giullare/Re, operaio/padrone, destra/sinistra, maschile/femminile e via via separando).

  Così legittimando nei fatti un'idea riduttiva e borghese-urbana di una politica appiattita sull'economia politica, ovvero di critica all'economia politica attraverso un'altra economia politica, sotto il segno della stessa ricerca di egemonia sui rapporti di produzione (anche ignorando l'ormai trentennale implosione degenerativa di quei rapporti, il post-moderno). E così riconfermando la già citata tesi di Pasolini secondo cui i quartieri intensivi della periferia romana erano la faccia progressista dello stesso genocidio del popolo italiano prodotto dall'omologazione di tutto il pensiero politico a quello della cosiddetta modernizzazione, dello "sviluppo senza progresso", di quell'inurbamento di deportazione centralistica della forza-lavoro che scaricava (e scarica, come in Campania) sul territorio tutte le sue contraddizioni (inquinamento, criminalità, precarietà, ecc.), lo stesso mito del politicamente-produttivo di oggi nel quale si omologano le due forze liberal-assistenziali che si candidano a rifare la Terza Repubblica con il solito strumento della Prima: la crescita del P.I.L.

  Magari con la scusa di contrastare la nascita di nuove superpotenze come la Cina, dove quella superpotenza dovrebbe nascere dalla pratica dei nostri stessi modelli suicidi della deportazione di massa dalle campagne, da uno sfruttamente ancora peggiore degli ex-contadini, da un'inquinamento prodotto proprio dalla ricerca forsennata di nuove fonti energetiche e con almeno tre rapporti (Agenzia internazionale per l'energia, Stern e Living Planet WWF) che ci avvertono che nel 2050 avremo cambiamenti climatici che ricadranno sulla possibilità di reperire risorse rinnovabili quali acqua e legno (e quindi cibo) e con una crisi d'estrazione già annunciata nel 2015 per i giacimenti petroliferi di USA, Russia e Messico.

  Tutto ciò detto, con il sostegno miope dei sudetti intellettuali metropolitani, in origine sedicenti "indipendenti" o "autarchici", e oggi di segno politicamente equivalente alle pornostar di Partito (si pensa anche alla recente svolta siffrediana nella quale si è mediaticamente riciclato, non a caso, proprio Moretti), difatto in questa campagna politica 2008 la Repubblica Italiana è passata ufficialmente dalla Partitocrazia alla Pornocrazia.

  Almeno secondo noi, che con il PdA abbiamo combattuto dall'interno questa trasformazione in atto in tutte le grandi democrazie occidentali, quando con l'elezione di Ilona Staller ha cominciato a manifestarsi apertamente in Italia.

  E come? Portando nel cuore del maggiore prototipo o modello di "conflitto e convergenza di interessi" tra politica, lobbismo, spettacolo, pubblicità e libero mercato della Prima Repubblica (la cosiddetta "pornografia di massa" più famosa del mondo, che si esprimeva nel liberal-libertarismo che appoggiava la Staller) quella componente di coscienza repubblicana universalista, che con la sovranità nazionale contrasta i principi della mondializzazione del modello competitivo liberale e sovranazionale (contributo specifico del PdA di Moana Pozzi, vedi manifesto di fondazione del PdA del 1991), che mancava in Italia alla fine degli anni ottanta, alla fine degli anni sessanta e alla fine degli anni dieci del duemila, cioè oggi.

  Prova ne sia che ancora oggi noi del PdA, patrioti repubblicani di estremo centro, ci battiamo contro quel "MegaPornoKolossal" del consociativismo, film che alcuni italiani hanno dato a Pasolini motivo di concepire ma non tempo per realizzare, stessi italiani e figli che adesso si accingono a realizzare quello stesso spettacolo di Pornocrazia, magari nella formula tv più attuale e scadente del reality al quale si apprestano controvoglia a partecipare, votando passivamente e inutilmente.

  E poi non venitevi a lamentare che noi del PdA non ve lo avevamo detto.

- leggi l'intero articolo di Moretti da "LaRepubblica"

- leggi l'articolo sul sito de "LaRepubblica.it"


- 6 aprile
DOXA



- Altra analisi dell'astensionismo attivo, dal titolo Quanto conta il voto del partito di chi non vota, che parte con l'intenzione di fornire un'analisi seria del "fenomeno" e finisce semplicemente senza riuscirci. Non è facile ridurre ad un catalogo, a forme di una nuova moda politica un fenomeno che è irriducibile a qualsiasi Doxa perché ne è l'esatto contrario, perché nasce proprio come deriva di un linguaggio politico ridotto alla ri-produzione, alla simulazione di conflitti che non avvengono più nella realtà ma prevalentemente nella simulazione mediatica della realtà.

Sintomatica è infatti la definizione che l'autore dà dell'astensione: "Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall'assenza del Nemico.". E' vero esattamente il contrario: la motivazione per tanta evidenza dell'astensionismo, che non è un partito rappresentato, è data proprio dalla comparsa di un nuovo Nemico iperpolitico: la prima forma esplicita di un blocco bipolare e bipartitico che, a differenza che in altre democrazie moderne, non appartiene alla recente tradizione politica e popolare italiana (che pure gli ha dato i natali con la borghesia rinascimentale).

Del tutto fuori epoca l'invito a Veltroni ad essere più battagliero o agli astensionisti a seguire Montanelli: forse non si è accorto, l'autore, tutto chiuso nel suo linguaggio mediatico, che Montanelli è morto e che anche il Quarto Potere, in ragione delle sue analisi della realtà sociale, si avvia sulla stessa strada.

Sentir consigliare ancora agli elettori di votare turandosi il naso ricorda quella Regina francese che mandò a dire al popolo che se non aveva il pane poteva mangiare le brioche, stando con la testa quasi nella ghigliottina.

Ci sentiremmo molto a disagio, nei panni di questo autore....

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- 4 aprile
DOXA

- Ecco un altro cavaliere crociato dell'informazione elettorale che con begli argomenti e gran titolo (Il fantasma del non voto) si occupa di liquidare l'astensionismo, nevrotizzandosi tra senso del dovere elettorale anni cinquanta (quando agli scioperi di Brescia si sparava ancora ad altezza d'uomo) e l'illustrazione alla Jacovitti dell'attuale campagna elettorale , meritando perciò tre stelle perché finisce per elencare, per effetto di capovolgimento retorico a cui un tasto espressionista troppo spinto conduce, molte buone ragioni a favore dell'astensione.

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- 4 aprile
DOXA

- Finalmente un articolo di estremo-centro! Credevamo di essere eraclitei solo noi ma dobbiamo ammettere che Gianni Baget Bozzo ci ha fregato, quanto ad oscurità e mistero nel merito delle alchimie elettorali. Di certo c'è solo il titolo (che nulla c'entra con l'articolo) e le tre righe della sua opinione sull'astensione, che riportiamo:

- dall'articolo in "ilGiornale.it":
I pericoli dell'astensione

[...] Tuttavia mi colpisce il fatto che le forze politiche del centrodestra non insistano, come i loro predecessori sin dai primi anni della Repubblica, a un appello contro l’astensione. Perché quello è sempre il rischio che conta, tanto più che l’antipolitica, nata a sinistra, è certamente passata anche a destra. [...]

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- 1 aprile
DOXA

"S'ode a sinistra uno squillo di tromba, a sinistra gli risponde uno squillo!". Anche Boselli si pronuncia contro l'astensione, lo stesso giorno, con la stessa agenzia. Titolo: ELEZIONI: BOSELLI, NAPOLITANO SAGGIO, TUTTI I VOTI SONO UTILI. Ma non correvano tutti da soli?

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- 1 aprile
DOXA

Quasi con la volontà di squalificare (se non sottovalutare ) l'argomento astensione con un pesce d'aprile, ecco arrivare l'agenzia dal titolo esplicito "VELTRONI, NO ALL'ASTENSIONE E' UN MOMENTO DECISIVO" con il pronunciamento di Walter Veltroni sull'astensione dal voto:

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- 19 marzo
DOXA




- Non certo per fare della facile provocazione, quanto perché non potevamo riportare le posizioni dei vescovi della CEI sotto l'argomento REAZIONE della sezione Prassi per il semplice motivo che non si tratta di argomenti reazionari bensì favorevoli alla riforma elettorale e al cambiamento (?) dell'attuale rapporto sfavorevole all'elettorato, ne diamo qui segnalazione con il beneficio d'inventario, come se fosse l'opinione di un organo governativo estero del quale sapremo verificare la futura coerenza:

- dall'articolo in "La Stampa.it":
La Cei: il sistema di voto deve offrire più democrazia al Paese

ROMA

Sarebbe «auspicabile» cambiare la vigente legge elettorale, secondo monsignor Giuseppe Betori, «per tornare a dare un pò di democrazia a questo Paese». Senza le preferenze «c’è un potere oligarchico di fatto», ha detto il segretario generale della Cei durante la conferenza stampa che ha concluso i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani. «Il prossimo Parlamento dovrebbe cambiare la legge elettorale e ridare la scelta ai cittadini», il suo auspicio.
Monsignor Betori ha poi ribadito che la Chiesa cattolica «non si schiera per nessun partito».

- leggi il seguito su "LaStampa.it"

sullo stesso argomento:

- leggi l'articolo su "LaRepubblica.it"

- leggi l'articolo su "IlGiornale.it"


- 17 marzo
BIBLIOGRAFIA







- A vent'anni dallo "scambio simbolico" Jean Baudrillard ci consente di nuovo, nel 1995, di metterci con lui in un coraggioso e solido gioco al rialzo con la "realtà" sociale, mantenendo con coerenza la sua posizione negli anni, insegnamento molto raro tra gli intellettuali-dipendenti della nostra epoca e del quale continuiamo ad essergli molto grati, nella speranza di riuscire ad essergli addirittura debitori nella pratica di una dissidenza indipendente, costruttiva e civile:

- sulla pornocrazia italiana ovvero sulla pornografia come modello di società senza differenze apparenti (la politica dei Cicciolini), pag. 133

- sul progressivo addomesticamento dello spirito democratico al suo contrario (la corruzione), pagg. 144/145

- sul passaggio dalle ideologie politiche al pensiero unico dell'informazione, con la sua capacità di riciclare tutti i malfunzionamenti sociali, pag. 147




- 16 marzo
BIBLIOGRAFIA







- Il contadino filosofo Jean Baudrillard ci fornisce, già dal 1976, una analisi ancora molto sottovalutata del processo di nullificazione per omologazione dei principi di separazione progressisti/democratici, politica/realtà, struttura/sovrastruttura, valore d'uso/valore di scambio, razionalità/inconscio, ecc., segni di separazione tra sistemi di simulazione binaria delle opposizioni su cui hanno potuto poggiare pericolosamente (e vivere di rendita) le democrazie borghesi occidentali (ecomonico-politiche e geo-politiche) fino al punto in cui quelle opposizioni sono diventate inutili e obsolete, punto che oggi è stato raggiunto e superato da una sottocultura che continua a governare la realtà con strumenti, come le campagne elettorali e il bipolarismo, che bloccano qualsiasi possibilità di rinnovamento sociale che non sia quello della crescita della produttività:

- sul rapporto tra suffragio universale e mezzi di comunicazione di massa (sondaggi d'opinione, pag. 77

- sul fatto che nei sistemi elettorali delle democrazie avanzate il voto diventa, ad un tempo, aleatorio e obbligatorio per l'alternanza al vertice dei due partiti opposti ed equivalenti, pag. 81

- su come la forma pura dell'economia del mercato capitalistico si rappresenti nel bipartitismo, come sdoppiamento tattico del monopolio, pag.82


- 14 marzo
RIFLESSIONE

- Pasoliniana IV - PPP spiega ad Enzo Biagi la natura intrinsecamente autoritaria del mezzo televisivo in quanto strumento di propaganda di valori sociali in un modo che non è mai stato tanto unidirezionale nella storia dell'umanità. (1971, durata 5,06)




- 14 marzo
RIFLESSIONE

- Pasoliniana III - PPP su quell'ultima spiaggia dalla quale è ripartito il PdA (la spiaggia desolata della penisola di Moana...). (durata 1,71)




- 13 marzo
RIFLESSIONE

- Pasoliniana II - Da PPP a Moana, da un funerale (della democrazia) all'altro. (1975, 4,12)




- 13 marzo
RIFLESSIONE


- Pasoliniana I - Inauguriamo questa rassegna nel modo migliore: dove si tratta del difficile rapporto tra odio di classe e amore per il vero e per il bello ovvero della riflessione sui fondamenti stessi di ogni teoria politica che non si voglia separare dalla prassi, come ancora oggi si augura di riuscire a fare il Partito dell'Amore insieme al Partito dell'Ex Voto. (durata 0,56)




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